Terremoto politico e giudiziario nella Sibaritide: blitz anti-’ndrangheta, arrestato il sindaco di Corigliano-Rossano
COSENZA – Un’operazione imponente ha travolto all’alba le istituzioni e gli equilibri criminali dell’Alto Ionio cosentino. I carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 41 persone. L’inchiesta, denominata “Ginestra”, fa luce sugli assetti delle cosche operanti nell’area compresa tra Cassano all’Ionio, Sibari e Corigliano-Rossano.
L’impatto sul piano politico-amministrativo è profondo: tra i destinatari dei provvedimenti figura il sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, finito agli arresti domiciliari. La misura cautelare ha colpito anche l’opposizione consiliare, con l’arresto (sempre ai domiciliari) del consigliere Pietro Lucisano, allargando drammaticamente il raggio d’azione dell’inchiesta all’interno del civico consesso.
Le accuse e l’ipotesi di scambio politico-mafioso
Il quadro delineato dagli inquirenti è vastissimo e va dall’associazione a delinquere di stampo mafioso agli omicidi, passando per il traffico di armi, estorsioni, rapine, intestazione fittizia di beni e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Al centro dell’attenzione degli investigatori c’è anche il reato di voto di scambio politico-mafioso. Nello specifico, la posizione del primo cittadino Stasi si riferisce alla campagna elettorale del 2024. Secondo l’ipotesi d’accusa, il sindaco avrebbe stretto un accordo promissorio avente a oggetto posti di lavoro per Annibale Matalone e per i suoi familiari — da collocare presso l’amministrazione comunale, i servizi cimiteriali o enti collegati — in cambio di un pacchetto di voti. Il presunto intermediario del patto sarebbe stato Vincenzo Curia. Dagli atti d’indagine emerge tuttavia che le assunzioni promesse non sono poi state effettivamente documentate.
L’intreccio con la faida di sangue
L’operazione “Ginestra” si innesta in un contesto di altissima tensione criminale, confermato dai recenti fatti di sangue avvenuti nel territorio. Tra le 24 persone finite in carcere figura infatti Damiano Pepe, considerato dagli inquirenti una figura di spicco della criminalità locale. Pepe si trova attualmente ricoverato in ospedale a seguito del grave agguato subito lo scorso 24 ottobre, nel quale ha perso la vita la sua compagna, Silvana Sibarelli, anch’essa risultata tra i soggetti indagati nella medesima inchiesta.
Tutte le contestazioni dovranno ora passare al vaglio dei successivi gradi del procedimento penale: per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino all’eventuale condanna definitiva.



