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VIDEO – Crotone, l’eredità di Dodò vive a scuola: la memoria si fa antimafia nel primo anno senza mamma Francesca

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CROTONE – Ci sono ferite che il tempo non può rimarginare, ma che una comunità ferita può scegliere di trasformare in scudo e pedagogia. Nel 2026, Crotone si ritrova a fare i conti con un anniversario doppiamente doloroso: la memoria di Domenico “Dodò” Gabriele, il bambino di appena undici anni strappato alla vita dalla cieca violenza della ’ndrangheta nel 2009, si rinnova oggi per la prima volta senza la presenza di sua madre, Francesca Anastasio, scomparsa lo scorso 11 maggio.

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Eppure, proprio nel momento del vuoto più profondo, la risposta della città e del mondo dell’istruzione si è fatta ancora più forte, trasformando il dolore in un impegno educativo concreto e collettivo che non ha intenzione di arretrare di un millimetro.

L’aula magna del Polo Tecnologico diventa un presidio di legalità

Il cuore di questa resistenza culturale batte oggi tra le mura del Polo Tecnologico “Ciliberto-Lucifero”. L’aula magna dell’istituto è stata ufficialmente intitolata alla memoria di Dodò, ferito a morte mentre giocava su un campo di calcio in contrada Margherita e spentosi dopo mesi di agonia.

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Non si è trattato di una semplice cerimonia formale, ma di una vera e propria consegna di responsabilità. Quello spazio scolastico, quotidianamente attraversato da centinaia di studenti, diventa da oggi un luogo permanente di educazione alla legalità. L’obiettivo dichiarato dai promotori è chiaro: consegnare alle nuove generazioni la storia di quel bambino per costringerle, con la forza della conoscenza, a compiere una scelta di campo netta e consapevole di fronte al potere opprimente e subdolo dei clan.

Il Premio Dodò 2026 e il passaggio di testimone

L’inaugurazione dell’aula magna ha fatto da cornice alla quinta edizione del Premio al merito “Dodò Gabriele”. Quest’anno il riconoscimento ha voluto valorizzare l’operato degli avvocati in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata e nella difesa dei soggetti più fragili, saldando così il ricordo del piccolo Dodò alla pratica quotidiana della giustizia nei tribunali.

Ma il vero tema della giornata è stato il passaggio di testimone. Per anni Francesca Anastasio, insieme al marito Giovanni, ha percorso l’Italia in lungo e in largo, trasformando la propria tragedia personale in una testimonianza instancabile dentro le aule scolastiche. Oggi che Francesca non c’è più, quella “staffetta della legalità” è passata formalmente e moralmente nelle mani dei docenti, degli studenti e dell’intera comunità scolastica crotonese. Tocca a loro, adesso, il compito di studiare, decodificare e riconoscere i meccanismi del potere mafioso prima che questi possano trasformarsi in paura, rassegnazione e, infine, grigia normalità.

Una ferita trasformata in pedagogia

Crotone dimostra così di non voler dimenticare. L’intitolazione dell’aula magna e la continuità del Premio dimostrano che la città ha scelto la strada più difficile ma più feconda: trasformare una cicatrice sociale in uno strumento pedagogico di riscatto. Anche senza la presenza fisica e la voce ferma di mamma Francesca, il suo messaggio continua a risuonare potente, camminando sulle gambe e nelle coscienze dei ragazzi che da oggi, varcando quella soglia, sapranno di non poter essere indifferenti.

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