Spettacolo

‘A vucca è ’na ricchizza”: il dialetto come atto d’amore e di verità. Al Teatro Comunale di Catanzaro va in scena il secondo atto “Nel segno di Gemelli”

CATANZARO — Il dialetto come strumento di verità e memoria: con questa cifra si è aperta ieri sera, al Cinema Teatro Comunale di Catanzaro, la rassegna “Nel segno di Gemelli – Secondo Atto”. Sala piena per la riproposizione de ‘A vucca è ’na ricchizza, la commedia in tre atti di Nino Gemelli, scritta alla fine degli anni Settanta e oggi ancora sorprendentemente attuale.

Pubblicità

La pièce racconta la vicenda di Anna, sedicenne incinta che sceglie il silenzio davanti a una comunità pronta al giudizio. Attorno a lei si muovono familiari, istituzioni e figure contraddittorie: la famiglia Pensabene — nome emblematico della scrittura gemelliana — e don Bobò, sacerdote che sostituisce la condanna con l’accoglienza, dando allo spettacolo la sua luce morale senza cadere nel pietismo.

La messa in scena, diretta da Francesco Passafaro — che firma anche la regia e recita in scena — punta su un lavoro corale. Il cast vede Sofia Caruso, Martina Pansini, Stefano Perricelli, Elisa Condello, Francesca Guerra, Michele Grillone, Rosetta Gallo, Francesco Sabatino, Roberto Malta e Gastone Barbiero. Complessivamente l’allestimento valorizza le individualità per costruire una narrazione intensa e condivisa.

Pubblicità

Importante il contributo tecnico: audio e luci a cura di Kalisfera, scenografia del Teatro Incanto, grafica di Alpha, trucco e costumi firmati da Marzia Passafaro. Elementi che sostengono la parola dialettale rendendola incisiva e contemporanea.

«Per i ragazzi, per i giovani…» ha detto Passafaro nel saluto finale, sottolineando il valore umano e artistico di Gemelli e l’intenzione di mantenere un dialogo vivo con il pubblico, pratica che, secondo il regista, riscopre oggi anche il teatro professionale.

A coronamento della serata, un momento di partecipazione: il pubblico è stato coinvolto via QR code in un gioco-test sul dialetto catanzarese, con parole selezionate grazie al contributo di Oreste Sergi Pirrò, trasformando lo spettacolo in un’occasione di trasmissione culturale tra generazioni.

‘A vucca è ’na ricchizza conferma che il dialetto, lungi dall’essere folklore, è strumento narrativo capace di restituire dignità alle storie e di parlare al presente. La rassegna proseguirà mercoledì 4 marzo con “Candida”.