L’argine verde contro il silenzio dei borghi: Cia Calabria scommette sull’agricoltura multifunzionale nel dialogo con Fitto
LAMEZIA TERME – C’è un’Italia che scivola via, silenziosa. In Calabria, dove le montagne e le colline interne non sono una cornice ma la spina dorsale stessa del territorio, lo spopolamento non è un dato statistico: è un’emorragia quotidiana. Per questo, l’incontro romano tra il Comitato Esecutivo della Cia-Agricoltori Italiani e il vicepresidente della Commissione Europea, Raffaele Fitto, assume i contorni di un tornante decisivo. Sul tavolo, un documento strategico che rivendica un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: il “diritto a restare”.
“Garantire questo diritto non è uno slogan da campagna elettorale”, ammoniscono i vertici regionali di Cia Calabria. “È una questione di pura sopravvivenza”. La tesi della confederazione è netta: senza agricoltori a presidiare i campi, i borghi si spengono e il fango scivola a valle. Il dissesto idrogeologico, d’altronde, non aspetta.
Ma come si trattengono le persone là dove i servizi arretrano?
La risposta della Cia Calabria passa da una profonda riscrittura del ruolo dell’impresa agricola, che deve trasformarsi in un vero e proprio hub multifunzionale. Non solo produzione di cibo, dunque. Le aziende agricole del futuro – che in molti casi è già presente – sono chiamate a erogare servizi energetici, culturali, agrituristici e sociali. Presidi di comunità, insomma.
La sfida, tuttavia, non si vince in solitaria. Richiede infrastrutture, materiali e immateriali.
La ricetta presentata a Fitto si articola su cinque pilastri urgenti per la Calabria interna:
- Salute a chilometro zero: Potenziare la medicina di prossimità. Nei paesi più isolati, la telemedicina e i presidi socio-sanitari territoriali non sono lussi, ma la condizione minima per non sentirsi cittadini di serie B.
- La fine del silenzio digitale: Abbattere il digital divide entro il 2030. Una connessione internet stabile è ormai un diritto fondamentale, indispensabile per fare impresa, per la scuola e per i servizi minimi.
- Fisco amico per chi resta: Introdurre una fiscalità di vantaggio e incentivi mirati, soprattutto per i giovani che scommettono sulla green economy nelle aree marginali.
- Energia e territorio: Investire sulla forestazione, sulla gestione delle risorse idriche e sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), coinvolgendo direttamente i produttori.
- La PAC del futuro: Una Politica Agricola Comune post-2027 che sia solida, autonoma e dotata di risorse adeguate, capace di integrarsi con i fondi di coesione.
“La sfida democratica dell’Europa si gioca qui, sulla capacità di offrire certezze a chi decide di non andarsene”, conclude la presidenza regionale di Cia Calabria. La strada tracciata con il vicepresidente Fitto è un primo passo. Ora, però, serve la concretezza dei fatti per evitare che la Calabria interna diventi un bellissimo, desolato museo a cielo aperto





