Migranti, sbarco nella notte a Crotone: 42 in salvo dopo il soccorso della MV Louise Michel
CROTONE – Si sono concluse nella notte le operazioni di sbarco nel porto di Crotone per 42 migranti, soccorsi nel Mediterraneo centrale dalla nave umanitaria MV Louise Michel. L’arrivo in Calabria è avvenuto al termine di una lunga e complessa navigazione, resa necessaria dall’assegnazione dello scalo crotonese come porto sicuro da parte delle autorità italiane.
Il soccorso e la lunga rotta verso la Calabria
L’intervento di salvataggio è scattato in seguito a una segnalazione di Alarm Phone, che aveva denunciato la presenza di un gommone in grave difficoltà e con a bordo persone in condizioni estremamente precarie al confine tra le aree di ricerca e soccorso (Sar) di Libia e Malta.
Al momento del primo avvistamento, la MV Louise Michel si trovava a circa 150 miglia da Siracusa e a poche decine di miglia da Lampedusa. Tuttavia, il Viminale ha indicato Crotone come porto di sbarco, costringendo l’imbarcazione a una traversata di circa 360-400 miglia, equivalente a quasi tre giorni di ulteriore navigazione in mare.
Le condizioni dei naufraghi e la macchina dell’accoglienza
I profughi messi in salvo sono in gran parte di nazionalità somala. Tra i 42 superstiti si contano anche 14 donne, una delle quali in stato di gravidanza; due di loro sono state immediatamente trasferite in ospedale per gli accertamenti medici del caso.
La macchina dei soccorsi a terra, coordinata dalla Prefettura di Crotone, si è attivata tempestivamente. Le procedure di sbarco e identificazione sono state gestite dall’Ufficio immigrazione della Questura, con il supporto operativo di Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto, Asp e Croce Rossa Italiana, che si è occupata dei primi screening sanitari e dell’assistenza immediata ai banchine.
L’episodio riaccende inevitabilmente i riflettori sul ruolo cruciale delle Ong nel canale di Sicilia e alimenta nuovamente il dibattito politico e umanitario relativo alla strategia governativa di assegnare porti di sbarco molto distanti dalle aree di soccorso.






