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VIDEO – Maxi blitz da Vibo Valentia al Nord Italia, 15 arresti in otto province

operazione antimafia, 15 arresti per la faida delle preserre: risolti due omicidi del 2012

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Una faida sanguinosa per il controllo delle Preserre vibonesi, omicidi irrisolti da oltre un decennio e il pugno di ferro delle cosche sul tessuto economico locale. È questo lo scenario che emerge dalla vasta operazione antimafia scattata all’alba di oggi, 15 aprile 2025, che ha portato all’arresto di 15 persone, di cui 5 già detenute.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, ha svelato la guerra tra le ‘ndrine Loielo ed Emanuele per l’egemonia criminale nell’area dell’Ariola. Il blitz ha interessato otto province, da Vibo Valentia a Torino, passando per Catanzaro, Cosenza, Sassari, Teramo, Terni e Viterbo, a testimonianza della ramificazione degli interessi illeciti.

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Le complesse attività investigative, basate su attività tecniche e riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno permesso di fare luce, a livello di gravità indiziaria, su mandanti ed esecutori di due efferati delitti di sangue. Il primo è l’omicidio di Antonino Zupo, affiliato alla ‘ndrina Emanuele, avvenuto il 22 settembre 2012. Il secondo è il tentato omicidio di Domenico Tassone, dello stesso clan, che il 25 ottobre 2012 si trasformò in tragedia con la morte di Filippo Ceravolo, un diciannovenne completamente estraneo a contesti criminali, ucciso per errore.

Secondo gli inquirenti, questi episodi di violenza si inseriscono nel tentativo della ‘ndrina Loielo di riacquisire il controllo del territorio, perso nel 2002 dopo l’omicidio dei propri vertici, Giuseppe e Vincenzo Loielo. Le indagini hanno inoltre ricostruito altri due tentati omicidi ai danni dello stesso Zupo, prima che venisse assassinato.

Ma la violenza era solo uno strumento per imporre il potere. L’inchiesta ha svelato anche un’estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un importante imprenditore locale, costretto a versare alla cosca Loielo 20.000 euro e altre quote mensili. Sul fronte opposto, tre affiliati alla ‘ndrina Emanuele sono indiziati di una tentata estorsione a una ditta edile impegnata in lavori pubblici a Sorianello.

Durante le indagini è stato sequestrato un arsenale composto da 5 pistole e 7 fucili, tra cui un temibile fucile d’assalto AK-47 Kalashnikov. Contestualmente agli arresti, sono state eseguite perquisizioni nei confronti di altri soggetti ritenuti vicini alla struttura di ‘ndrangheta.

Il procedimento si trova ora nella fase delle indagini preliminari e le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, tentato omicidio, estorsione e detenzione e porto illegale di armi comuni e da guerra.

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