Medicina di Genere: a Lamezia un Faro su Ricerca, Diritti e Prevenzione Il Soroptimist Club riunisce esperti e istituzioni al Chiostro San Domenico
LAMEZIA TERME – Curare non è solo somministrare una terapia, ma prendersi cura della persona nella sua interezza, riconoscendone le specificità biologiche e sociali. È questo il messaggio centrale emerso dal convegno “Mi Curo”, organizzato dal Soroptimist Club di Lamezia Terme, che ha trasformato il Chiostro San Domenico in un centro di dibattito scientifico e sociale di altissimo livello. L’evento ha acceso i riflettori sulla medicina di genere, un approccio che sta rivoluzionando la ricerca, la prevenzione e la tutela del diritto alla salute.
“La nostra missione è promuovere una cultura della salute che tenga conto delle differenze,” ha dichiarato in apertura Luigina Pileggi, Presidente del Soroptimist Club Lamezia Terme. “Vogliamo colmare il divario tra la ricerca scientifica e la consapevolezza quotidiana, trasformando l’informazione in uno strumento di emancipazione.” Un impegno condiviso dall’amministrazione comunale, rappresentata dall’Assessore alla Cultura e Pari Opportunità, Annalisa Spinelli, che ha sottolineato come la medicina di genere sia “prima di tutto una questione di equità sociale e di diritto a una salute personalizzata.”
Il dibattito, moderato dalla psicologa Sabrina Curcio, ha esplorato le diverse sfaccettature di questa disciplina. La dirigente medico legale Lucia Greco ha affrontato il tema della responsabilità professionale, evidenziando come ignorare le differenze di genere nelle linee guida mediche possa rappresentare una lacuna nella qualità dell’assistenza.
A smontare l’idea di un approccio “standardizzato” è stata Caterina Ermio, Direttore dell’U.O.C. di Neurologia dell’Asp di Catanzaro, la quale ha spiegato come patologie e farmaci abbiano effetti diversi su uomini e donne a causa di differenze ormonali e neurobiologiche. Un concetto ribadito con forza dalla cardiologa Rosamaria Montesanti, che ha sfatato il mito delle malattie cardiovascolari come prerogativa maschile. “I sintomi dell’infarto nelle donne sono spesso atipici e sottovalutati,” ha avvertito, “la prevenzione cardiologica di genere è un salvavita imprescindibile.”
Le frontiere della ricerca sono state illustrate da Natalia Malara, oncologa e docente all’Università Magna Graecia, che ha descritto come lo studio del microambiente tumorale e delle variabili di genere stia portando a protocolli terapeutici sempre più mirati.
L’evento ha dimostrato la capacità del Soroptimist di agire come “sentinella” sul territorio, creando una sinergia tra mondo accademico, sanità e istituzioni. Come ha concluso Sabrina Curcio, l’approccio multidisciplinare è “l’unica strada per una sanità moderna, realmente umana e inclusiva.” Una sanità che non guarda a un paziente “neutro”, ma a individui unici, con storie e bisogni diversi.




