SocialeWorld

Addio a Francesca Anastasio, madre di “Dodò”: dal dolore un impegno civile per la legalità

Milano, 11 maggio — È morta oggi a Milano Francesca Anastasio, 58 anni, madre di Domenico “Dodò” Gabriele. Dopo quasi tre mesi di coma dovuti a complicazioni successive a un intervento chirurgico, ha perso la battaglia contro un tumore che la affliggeva.

Pubblicità
Pubblicità

La vicenda personale di Anastasio è legata a una delle pagine più dolorose della cronaca calabrese: nel settembre 2009 il figlio Dodò, undicenne, fu ucciso per errore durante un agguato di ’ndrangheta nella contrada Margherita, a nord di Crotone. Il bambino era nel posto sbagliato al momento sbagliato, vittima innocente della violenza mafiosa.

Invece di chiudersi nel dolore, Francesca e il marito Giovanni trasformarono la tragedia in impegno civile. Per anni la coppia ha incontrato studenti e realtà associative da Nord a Sud del Paese per promuovere la cultura della legalità e la memoria delle vittime delle mafie. Il volto e la parola di Francesca sono diventati simbolo di resistenza morale per una comunità ferita.

Pubblicità

L’amministrazione comunale di Crotone ha espresso profondo cordoglio, definendola “una delle coscienze civili più forti contro la violenza mafiosa”. Anche il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha ricordato il suo impegno: in una nota il presidente prof. Romano Pesavento ha sottolineato come la testimonianza di Anastasio abbia trasformato il lutto in educazione civica, invitando le scuole a valorizzarne la memoria.

Con la scomparsa di Francesca, secondo il CNDDU il Paese perde non solo una madre segnata da un dolore indicibile, ma una voce autorevole della memoria civile italiana. Alla famiglia Anastasio‑Gabriele, in particolare al marito Giovanni, giungano le condoglianze delle istituzioni e delle associazioni che hanno seguito e sostenuto il loro percorso.

La memoria di Francesca e del piccolo Dodò, conclude la nota, continuerà a vivere ogni volta che la scuola e la società sceglieranno di educare alla legalità come pratica concreta di rispetto della dignità umana.

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità