Sociale

Riscatto digitale dietro le sbarre: a Catanzaro il futuro dei giovani detenuti passa dalla tecnologia

Al via il progetto “Connessi al futuro”: trenta ragazzi dell’Istituto penale minorile saranno formati alle professioni del web per favorire il reinserimento sociale e abbattere la recidiva.

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CATANZARO – Il futuro, a volte, si costruisce un clic alla volta, anche dietro le sbarre di una cella. All’Istituto Penale per i Minorenni di Catanzaro prende il via “Connessi al futuro: il digitale per un reinserimento attivo”, un’iniziativa biennale che punta a trasformare il tempo della pena in un’opportunità di riscatto concreto attraverso l’acquisizione di competenze tecnologiche e professionali.

Il progetto, promosso dal Centro Calabrese di Solidarietà ETS, nasce con l’obiettivo di offrire a trenta giovani detenuti una reale strada di reinserimento sociale e lavorativo. L’iniziativa è stata selezionata nell’ambito del bando “Fuoriclasse”, un’importante misura promossa dal Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale in stretta collaborazione con il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) e il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia. Ad affiancare il Centro Calabrese di Solidarietà in questa sfida ci sarà una rete solida di partner, tra cui la Fondazione Albero Della Vita, la Cooperativa Sociale Eureka ed Esi Sud srl.

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Un percorso in quattro tappe tra tecnologia e crescita personale

Il cuore di “Connessi al futuro” risiede nella sua capacità di non limitarsi alla sola didattica, proponendo invece un modello di accompagnamento globale della persona. Il percorso, che si svilupperà nell’arco di 24 mesi, è strutturato in quattro fasi distinte ma strettamente interconnesse.

Si partirà con una fase preliminare di orientamento e bilancio delle competenze, fondamentale per tracciare un profilo dettagliato delle attitudini e delle aspirazioni di ciascun ragazzo. Successivamente, i trenta partecipanti, suddivisi in due gruppi da quindici, affronteranno il percorso formativo vero e proprio, supportati costantemente da un servizio di assistenza psicologica e motivazionale. L’obiettivo finale è l’accompagnamento attivo verso l’inserimento nel mercato del lavoro, l’unico vero antidoto alla recidiva.

Dalle basi del computer al business digitale

La formazione tecnica prevede un pacchetto di 140 ore di lezione per ciascun gruppo (per un totale di 280 ore complessive). Il programma didattico è stato pensato per rispondere alle reali esigenze di un mercato del lavoro sempre più digitalizzato: si partirà dall’alfabetizzazione informatica di base per arrivare a concetti più complessi, come l’utilizzo di software applicativi professionali, le dinamiche del commercio elettronico e i rudimenti del business digitale e della creazione di startup. Le lezioni teoriche saranno costantemente alternate a laboratori pratici, garantendo un apprendimento dinamico e applicato.

Tuttavia, la sola competenza tecnica non basta. Per questa ragione, il progetto affiancherà alla formazione digitale un modulo di 44 ore dedicato allo sviluppo delle cosiddette soft e life skills. Attraverso attività mirate, i giovani lavoreranno sulla comunicazione efficace, sulla gestione dello stress, sul problem solving e sulla capacità di lavorare in squadra: strumenti emotivi e relazionali indispensabili non solo per trovare un’occupazione, ma per riprendere in mano la propria vita con autonomia e responsabilità.

Il ruolo del Fondo per la Repubblica Digitale

L’intero impianto del progetto è sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale, un’innovativa partnership tra pubblico e privato sociale che unisce il Governo e l’Associazione di Fondazioni e di Casse di risparmio (Acri). Nato per intercettare gli obiettivi di transizione digitale previsti dal PNRR e dal Fondo Complementare, il Fondo viene alimentato dai versamenti delle Fondazioni di origine bancaria.

La sua missione è strategica: individuare, finanziare e testare sul campo i migliori progetti di inclusione digitale rivolti alle fasce più vulnerabili della popolazione – dai NEET ai disoccupati, fino alle persone detenute – con l’obiettivo di trasformare le sperimentazioni di successo in vere e proprie politiche nazionali strutturate. Con “Connessi al futuro”, Catanzaro diventa così un laboratorio d’avanguardia dove l’innovazione tecnologica si fa strumento di giustizia sociale e di speranza.

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