Cronaca

Pizzo: ombre dei clan sulle spiagge vibonesi: maxi-blitz dei Carabinieri contro le infiltrazioni nel demanio

Controlli a tappeto da Pizzo a Nicotera. Sotto la lente degli investigatori stabilimenti balneari e concessioni: 17 denunce, sanzioni per oltre 70mila euro, sigilli al cibo avariato e scure sul lavoro nero.

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VIBO VALENTIA – Una massiccia offensiva contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale e il malaffare sul demanio marittimo. È quella condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, che ha avviato uno screening senza precedenti sulle concessioni balneari lungo la rinomata costa degli Dei. L’operazione, che ha unito le forze territoriali dell’Arma al Nucleo Ispettorato del Lavoro, al Nas e ai Carabinieri Forestali, ha passato al setaccio le attività turistiche da Pizzo a Nicotera, toccando località simbolo del turismo calabrese come Tropea, Briatico, Parghelia, Ricadi e Joppolo. Il risultato è uno spaccato inquietante di abusivismo, legami con le cosche, sfruttamento del lavoro e gravi carenze igienico-sanitarie.

Le mani dei clan sulle concessioni

Al centro dell’indagine dei militari vi è la regolarità delle concessioni demaniali. Gli accertamenti hanno portato a galla ben 15 casi di sospetta infiltrazione mafiosa. In sette circostanze, le concessioni erano state rilasciate a soggetti gravati da condanne per reati associativi o a società colpite da interdittive antimafia. In altri otto casi sono emersi indizi concreti di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Per sei imprenditori, che avevano falsamente autocertificato il possesso dei requisiti di legge, è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica, mentre l’intera documentazione è stata trasmessa alla Prefettura per le valutazioni di competenza.

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Stabilimenti fantasma e cemento abusivo

Ma il caos amministrativo emerso dai controlli va ben oltre. In ben 21 stabilimenti balneari l’attività era stata avviata in totale assenza di una concessione valida, mentre in altri tre casi si è registrato un sub-ingresso abusivo nella gestione, senza alcuna autorizzazione. I Carabinieri hanno immediatamente attivato i Comuni interessati per avviare le procedure di decadenza previste dal codice della navigazione.

A completare il quadro di diffusa illegalità si aggiungono le violazioni edilizie ed ecologiche: in diverse strutture sono state scoperte opere totalmente abusive realizzate sulla spiaggia, accompagnate da gravi criticità negli impianti fognari e scarichi non autorizzati che minacciano l’ambiente costiero.

Sfruttamento del lavoro e cibo scadente per i turisti

Il bilancio dell’operazione si fa ancora più pesante sul fronte della tutela dei lavoratori e della sicurezza alimentare. I militari hanno riscontrato l’impiego di 31 lavoratori irregolari, di cui 5 completamente “in nero”, facendo scattare la sospensione immediata dell’attività per tre imprese balneari. Gravi anche le carenze sul piano della sicurezza nei luoghi di lavoro: 24 dipendenti non erano mai stati sottoposti alle visite mediche obbligatorie e tre erano privi di qualsiasi formazione sui rischi professionali.

Anche le cucine e i punti di ristoro degli stabilimenti sono finiti nel mirino del Nas. I controlli hanno portato al sequestro di oltre 460 chilogrammi di prodotti alimentari privi di tracciabilità o conservati in condizioni igieniche pessime, pronti a finire sulle tavole dei bagnanti.

Il bilancio finale

L’esito complessivo della maxi-manovra parla chiaro: 17 persone deferite in stato di libertà per abusivismo edilizio, occupazione di demanio e violazioni ambientali. Sul piano amministrativo, le sanzioni già elevate superano i 70.000 euro, una cifra destinata a salire man mano che verranno completati gli accertamenti ancora in corso. Un segnale forte da parte dello Stato a tutela della legalità, della salute pubblica e del turismo sano in uno dei tratti di costa più preziosi della regione.

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