Referendum sottosegretari, il Tar Calabria respinge il ricorso della Regione: «Inammissibile». Opposizioni all’attacco di Occhiuto: «Ora si vada al voto»
CATANZARO – Nuova battuta d’arresto giudiziaria per la Giunta guidata da Roberto Occhiuto. Con una decisione che sposta l’asse dello scontro politico e istituzionale, il Tar della Calabria ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Regione contro il via libera al referendum sullo Statuto. I giudici amministrativi non sono entrati nel merito del provvedimento, ma hanno ravvisato un «difetto relativo di giurisdizione», stabilendo che la controversia non spetta alla giustizia amministrativa bensì al giudice ordinario.
La pronuncia, di fatto, rimette al centro dell’agenda politica la data del 29 novembre 2026, giorno in cui i cittadini calabresi saranno chiamati a esprimersi sulla controversa riforma statutaria.
Il nodo giuridico e l’oggetto della contesa
Al centro della battaglia legale e politica c’è la legge statutaria che prevede l’allargamento della Giunta regionale fino al limite massimo consentito e l’introduzione di due sottosegretari alla Presidenza (figure prive di diritto di voto in Giunta, ma dal costo stimato di circa 14 mila euro al mese ciascuna). La consultazione popolare era stata promossa da sette consiglieri di opposizione e successivamente dichiarata ammissibile dall’Ufficio centrale regionale presso la Corte d’appello di Catanzaro.
Il Tar ha chiarito che l’iter di indizione del referendum non sottende l’esercizio di poteri amministrativi in senso stretto, bensì posizioni di diritto soggettivo pubblico. Di conseguenza, la competenza ricade sulla magistratura ordinaria, davanti alla quale la Regione potrà, eventualmente, riproporre l’azione.
La reazione delle opposizioni: «Occhiuto si assuma la responsabilità politica»
La sentenza ha immediatamente innescato una dura reazione da parte delle forze di minoranza, che accusano il presidente della Giunta di voler fuggire dal confronto con gli elettori.
«Occhiuto deve assumersi una responsabilità politica: o torna in Consiglio regionale per cancellare la riforma dei sottosegretari, o dà la parola ai calabresi», attacca Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente. «Continuare a cercare nei tribunali una via per fermare il referendum significa sottrarsi al confronto su una scelta che riguarda le istituzioni e le tasche dei cittadini. In una regione con la sanità in affanno, dissesto idrogeologico e forte disoccupazione, le priorità dovrebbero essere ben altre rispetto alla creazione di poltrone da 14 mila euro al mese».
Sulla stessa linea Filomena Greco, esponente di Calabria Resiliente – Italia Viva, che evidenzia i costi della macchina referendaria e traccia un parallelo con il dibattito nazionale sulle riforme: «Il Tar dice no alla Regione con parole nettissime. Ora Occhiuto ha davanti a sé quattro strade: lasciare che si voti il 29 novembre, ricorrere al Consiglio di Stato, rivolgersi al giudice ordinario allungando i tempi, oppure fare marcia indietro in Aula. È lo stesso metodo che denunciamo sull’autonomia differenziata: chi vince pensa di poter riscrivere le regole da solo. La Regione ha già stanziato 7 milioni di euro per questa consultazione: se il presidente crede in questa riforma, abbia il coraggio di difenderla davanti alle urne».
Il Pd: «Atteggiamento castale, il governatore si fermi»
Anche il Partito Democratico esprime una posizione di netta condanna rispetto alla strategia legale della maggioranza di centrodestra.
«Questa vicenda conferma un brutto atteggiamento castale del potere regionale», dichiara il senatore e segretario del Pd Calabria, Nicola Irto. «Prima il centrodestra modifica lo Statuto per introdurre nuove poltrone, poi prova a impedire ai cittadini di esprimersi. Il presidente della Regione dovrebbe spiegare perché la Calabria, afflitta da problemi strutturali enormi nei trasporti, nella sanità e nei servizi, abbia bisogno di altri due sottosegretari. Sul piano politico la questione è fin troppo evidente: si stanno difendendo scelte di potere funzionali agli equilibri di coalizione. Il Pd intima a Occhiuto di fermarsi e di riportare la discussione nella sede naturale del Consiglio regionale».
Con il pronunciamento del Tar, la strada verso il voto del 29 novembre appare oggi più concreta. La palla passa ora a Palazzo Campanella: resta da capire se la maggioranza sceglierà la via del braccio di ferro giudiziario ordinario o se accetterà la sfida delle urne.





