Cronaca

4% di Acqua nel gasolio: maxi sequestro a Crotone dopo il boom di auto in panne. La Guardia di Finanza sigilla un intero distributore.

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Nei serbatoi oltre il 4% di acqua: denunciato il gestore per frode in commercio. Danni da migliaia di euro per decine di automobilisti.

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CROTONE – Un rifornimento apparentemente normale, poche centinaia di metri percorsi e poi il motore che tossisce, perde potenza e si spegne definitivamente. È l’incubo vissuto da decine di automobilisti a Crotone, rimasti in panne subito dopo aver fatto rifornimento di gasolio presso una stazione di servizio della zona. Un mistero durato poco: a fare chiarezza sono state le Fiamme Gialle, che hanno scoperto una massiccia contaminazione da acqua nelle cisterne dell’impianto, facendo scattare i sigilli.

Il blitz della Guardia di Finanza

L’operazione è scattata a seguito di un’insolita impennata di segnalazioni ed esposti presentati da automobilisti inferociti, tutti alle prese con improvvisi e gravissimi guasti meccanici. I successivi accertamenti tecnici condotti dai finanzieri hanno confermato i sospetti più neri: su circa 13mila litri di prodotto stoccati, ben 513,5 litri erano costituiti da acqua. Una percentuale record del 4,01%, una concentrazione tale da rendere inevitabile il danneggiamento strutturale dei motori di ultima generazione.

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I militari hanno quindi proceduto al sequestro probatorio di due intere cisterne e di otto colonnine di erogazione per impedire che il carburante “annacquato” continuasse a mietere vittime sulla strada. Nei guai è finito il gestore dell’impianto, un uomo di 53 anni, denunciato a piede libero alla Procura della Repubblica con l’accusa di frode nell’esercizio del commercio (articolo 515 del codice penale).

Motori distrutti e conti salati: il dramma dei consumatori

Per i clienti della stazione di servizio, il danno oltre alla beffa si preannuncia pesantissimo. I moderni motori diesel ad alta pressione non tollerano la minima presenza di impurità, tanto meno di acqua. Il passaggio della miscela contaminata provoca il blocco immediato dei filtri, il grippaggio delle pompe di alimentazione e la distruzione degli iniettori. Tradotto in termini economici: conti delle officine che possono facilmente lievitare da diverse centinaia fino a migliaia di euro per il ripristino dei propulsori compromessi.

Sotto il profilo legale, mentre l’indagine penale farà il suo corso nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a condanna definitiva, per i consumatori si apre la strada della tutela civile.

Come tutelarsi e richiedere il risarcimento

Gli esperti consigliano a chiunque sospetti di essere rimasto vittima del carburante contaminato di muoversi tempestivamente. Per avviare un’azione di risarcimento danni è fondamentale raccogliere e conservare ogni prova utile:

  • La ricevuta fiscale o lo scontrino del rifornimento (o l’estratto conto della carta di credito/bancomat).
  • La diagnosi scritta dell’officina meccanica che attesti la presenza di acqua nel serbatoio e nel sistema di iniezione.
  • Un campione del carburante prelevato, se possibile, in fase di svuotamento del serbatoio.

Questo ennesimo episodio accende nuovamente i riflettori sulla necessità di controlli costanti e rigorosi sulla filiera dei carburanti, un settore dove le frodi non colpiscono solo l’erario, ma gravano direttamente e pesantemente sulle tasche dei cittadini.

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