Crotone: Sit-in il 14 novembre al San Giovanni di Dio associazioni in piazza per pretendere la riapertura di Medicina Nucleare e lo stop ai “viaggi della speranza”
Reparto bloccato dal 2019 e pazienti oncologici costretti a spostarsi fuori regione: la mobilitazione dei cittadini per chiedere risposte concrete e date certe a Regione e ASP.
CROTONE – Sette anni di cancelli chiusi, promesse disattese e un diritto alla salute sistematicamente negato. Dal 2019 il reparto di Medicina Nucleare dell’Ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone giace in uno stato di completo abbandono, costringendo una provincia già provata da criticità ambientali e sanitarie a fare i conti con gravissimi disagi diagnostici.
Un’assenza che pesa come un macigno sul territorio: per sottoporsi a esami salvavita e fondamentali nella diagnostica oncologica, come la PET (Tomografia a Emissione di Positroni), centinaia di pazienti sono costretti ogni anno a spostarsi fuori provincia o ad affrontare costosi viaggi fuori regione. A pagare il prezzo più alto di questo disservizio sono le fasce più fragili della popolazione: anziani, persone con disabilità, malati oncologici e famiglie prive delle risorse economiche necessarie per sostenere continui trasferimenti.
La battaglia civica: il sit-in davanti all’ospedale
Davanti a quella che viene definita come una vera e propria «emergenza di civiltà», il tessuto associativo locale ha deciso di mobilitarsi. Per sabato 14 novembre 2026, alle ore 10:00, l’associazione LiberaMente ODV, insieme alle sigle Cittadini Liberi e Insieme per la Nostra Crotone, ha organizzato un sit-in di protesta proprio davanti all’ingresso del nosocomio cittadino.
«Non è accettabile che il diritto alla diagnosi e alla cura dipenda dalle disponibilità economiche dei singoli», attaccano i promotori della manifestazione. «La malattia non aspetta e la diagnosi non può attendere i tempi della burocrazia. In un territorio con problematiche complesse come il nostro, l’accesso alle cure primarie dovrebbe rappresentare la priorità assoluta per le istituzioni».
Le richieste alla politica e ai vertici sanitari
La manifestazione di sabato non si limiterà a un momento di dissenso, ma intende formulare richieste ben precise ai vertici della sanità calabrese e locale: al Presidente della Regione Calabria, alla Direzione Generale dell’ASP di Crotone e ai rappresentanti delle istituzioni.
Tra i nodi da sciogliere:
- Chiarezza sulle cause: conoscere i reali motivi che bloccano la riapertura da quasi otto anni;
- Verifica delle strutture: chiarire lo stato d’uso delle apparecchiature e degli interventi edilizi o tecnici ancora necessari;
- Cronoprogramma certo: ottenere una data definitiva e verificabile per la ripresa formale delle attività del reparto.
Un appello a tutta la comunità
Dura anche la presa di posizione nei confronti della classe politica locale, richiamata a spezzare un «silenzio non più tollerabile» di fronte alle sofferenze della cittadinanza.
Da qui l’appello congiunto lanciato dai rappresentanti delle tre associazioni promotrici — Elvira Scaccianoce (LiberaMente ODV), Giuseppe Pirillo (Cittadini Liberi) e Giuseppe Trocino (Insieme per la Nostra Crotone) — a tutta la cittadinanza, agli operatori sanitari, ai sindacati e alle forze politiche: «Questa non è una battaglia di parte o di appartenenza politica, ma una battaglia di civiltà che riguarda il futuro di tutti. Crotone chiede rispetto, diagnosi tempestive e una sanità pubblica equa e accessibile».



