Politica

Autonomia differenziata, Filomena Greco: «Impedire le audizioni è un atto di arroganza e opacità istituzionale»

REGGIO CALABRIA – Un muro di gomma. Anzi, un vero e proprio “atto di arroganza e opacità istituzionale”. Non usa mezzi termini Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista – Italia Viva, per descrivere la spaccatura consumatasi nella Commissione Affari Costituzionali al Senato. Al centro dello scontro, il semaforo rosso acceso dalla maggioranza sulle audizioni dei ministri Orazio Schillaci e Nello Musumeci. L’opposizione chiedeva risposte. Voleva capire, cifre e dati alla mano, l’impatto reale delle pre-intese su due pilastri della coesione nazionale: la salute pubblica e la gestione delle emergenze.

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La risposta? Un diniego che Greco definisce allarmante per la tenuta democratica del dibattito.

«Quanto accaduto ieri al Senato è la conferma più nitida di ciò che sosteniamo da mesi: il Governo non vuole rispondere alle domande che questa riforma impone, perché sa di non avere risposte convincenti», attacca l’esponente di Italia Viva. Per Greco, blindare i ministri competenti non è una legittima accelerazione dei lavori parlamentari, bensì un preoccupante sgarbo istituzionale. «Impedire l’audizione di Schillaci e Musumeci non è un atto di efficienza parlamentare. È un’operazione di opacità che dovrebbe preoccupare chiunque, a prescindere dallo schieramento politico».

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Il nodo dei testi “copia-incolla” e lo spettro dell’incostituzionalità

La partita si gioca su un terreno scivoloso. Sotto la lente delle Commissioni ci sono le pre-intese siglate dall’esecutivo con quattro regioni del Nord: Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Materie pesantissime: sanità, protezione civile, professioni e previdenza complementare.

Ma c’è un’anomalia di fondo che fa discutere. I testi, ricalcati su richieste che risalgono ormai al lontano 2017, appaiono quasi identici tra loro. Un “copia-incolla” burocratico che, secondo i critici, cozza frontalmente con il principio di specificità territoriale sancito dalla storica sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale. A rendere il quadro ancora più fragile si aggiunge un’assenza pesante: manca la Relazione Tecnica obbligatoria della Ragioneria Generale dello Stato. Un vuoto contabile e giuridico che il Parlamento, secondo la consigliera calabrese, non può semplicemente ignorare o derubricare a mero dettaglio burocratico.

Dal Sud a Roma: una battaglia che parte da lontano

Per Filomena Greco si tratta di una battaglia di lungo corso, iniziata quando indossava la fascia tricolore. «Le domande che le opposizioni hanno posto in Commissione — perché queste competenze dovrebbero andare soltanto a quattro regioni del Nord? Se producono benefici per i cittadini, perché non dovrebbero valere per tutti? — sono le stesse che pongo da quando, sindaca di Cariati, portai questi temi a Roma insieme ai sindaci del Sud Italia».

La tesi di fondo è lineare nella sua gravità: senza la previa definizione e il finanziamento dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), uniti a robusti strumenti di perequazione capaci di colmare i divari storici, la riforma rischia di trasformarsi in un acceleratore di disuguaglianze.

«L’autonomia differenziata non è uno strumento di modernizzazione: è un meccanismo che rafforza chi ha già e indebolisce chi già manca», incalza Greco, sintetizzando il concetto in una formula politica netta: «I diritti non si possono differenziare. O sono di tutti, o non sono diritti».

Da qui, l’appello finale che suona come una chiamata alla responsabilità individuale per i legislatori: «Rivolgo un appello a tutti i parlamentari, di ogni schieramento politico: votate contro queste pre-intese. Chi voterà sì, dovrà assumersi la responsabilità storica di aver firmato la fine del principio di uguaglianza fondante di questo Paese».

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