Giornata della Memoria 2026: La “Memoria Scritta” per Affrontare le Responsabilità della Shoah
Il Coordinamento Docenti Diritti Umani lancia la campagna nazionale “Parole che restano”, invitando le scuole a un lavoro critico sulle fonti per contrastare negazionismo e rimozioni storiche, con un focus sul ruolo del fascismo.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) considera la Giornata della Memoria un momento centrale del calendario civile italiano ed europeo, non soltanto come occasione di commemorazione, ma come spazio pubblico di riflessione critica sul rapporto tra storia, responsabilità e diritti. Il 27 gennaio interroga il modo in cui il passato viene conosciuto, narrato e trasmesso, chiamando in causa la qualità della memoria collettiva e il ruolo educativo delle istituzioni scolastiche.
Per l’edizione 2026, il tema “La Memoria scritta della Shoah” invita a riportare al centro dell’attenzione le fonti, i documenti, i diari, le testimonianze personali, la letteratura e la poesia come fondamento della conoscenza storica. La memoria, sottolinea il CNDDU, non è un dato spontaneo né un semplice esercizio emotivo: essa si costruisce attraverso la scrittura, la conservazione delle tracce e il lavoro di studio che consente di sottrarre il passato alla semplificazione e alla rimozione. In questo senso, la dimensione documentaria rappresenta anche un presidio essenziale contro il negazionismo e contro le forme più sottili di distorsione della storia.
La lacuna italiana e le responsabilità del fascismo
In Italia, la legge n. 211 del 2000 richiama la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione dei cittadini ebrei e il ricordo di quanti si opposero al progetto di annientamento. Tuttavia, il Coordinamento evidenzia una lacuna significativa: l’assenza di un riferimento esplicito al fascismo e al ruolo svolto dallo Stato italiano nella costruzione e nell’attuazione delle politiche razziali. Questa omissione, secondo il CNDDU, segnala una difficoltà ancora aperta nell’assunzione piena delle responsabilità storiche e rende ancora più necessario un lavoro rigoroso sulle fonti.
La persecuzione antiebraica in Italia non fu un evento improvviso né unicamente l’effetto dell’occupazione tedesca dopo il 1943. Essa si sviluppò progressivamente all’interno di un preciso quadro istituzionale, attraverso decisioni legislative e pratiche amministrative che trovarono nel regime fascista il proprio riferimento. Le leggi razziali del 1938 tradussero l’antisemitismo in norma dello Stato, escludendo gli ebrei dalla vita civile. Dopo l’8 settembre 1943, la collaborazione della Repubblica Sociale Italiana con le autorità naziste rese possibile l’arresto e la deportazione di migliaia di persone, con il coinvolgimento diretto di apparati e funzionari italiani. È proprio la memoria scritta a consentire oggi una ricostruzione puntuale di questi processi.
La campagna “Parole che restano”
Alla luce di queste considerazioni, il CNDDU lancia per il 2026 la campagna nazionale per le scuole “Parole che restano”. Il percorso mira a coinvolgere gli studenti in un confronto attivo con la memoria scritta della Shoah, valorizzando la lettura critica dei testi e l’analisi dei documenti. “Parole che restano” nasce dall’idea che siano proprio le parole – quelle dei diari, delle lettere, delle leggi, delle testimonianze – a costruire il ponte tra il passato e il presente, rendendo visibili i processi attraverso cui i diritti possono essere progressivamente negati.
La campagna intende rafforzare il ruolo della scuola come luogo di costruzione della coscienza civile, superando una didattica puramente celebrativa. In un tempo segnato da linguaggi semplificati, educare alla responsabilità delle parole significa anche fornire strumenti per riconoscere stereotipi e nuove forme di antisemitismo.
La Memoria nel contesto globale
Nel contesto internazionale del 2026, attraversato da guerre e crisi umanitarie, la Giornata della Memoria assume un valore particolarmente delicato. Il CNDDU avverte che la memoria della Shoah non può essere sovrapposta meccanicamente al presente né trasformata in uno strumento di contrapposizione politica. Preservarne la specificità storica è una condizione necessaria per mantenere aperto uno spazio di confronto pubblico responsabile.
Ricordare il 27 gennaio significa, in conclusione, tenere insieme memoria scritta, responsabilità storica e impegno educativo. Significa nominare senza ambiguità colpe e complicità, comprese quelle italiane, e investire sulla scuola come luogo in cui il passato non viene evocato per chiudere il discorso sul presente, bensì per renderlo più consapevole, critico e attento alla tutela della dignità di ogni essere umano.

