Cronaca

Naufragio di Cutro, la rivelazione in aula: “La Finanza sapeva dei migranti a bordo ore prima della strage”

Durante la quarta udienza del processo sui presunti ritardi nei soccorsi al caicco Summer Love, è emerso un dettaglio cruciale: la Guardia di finanza era a conoscenza della presenza di migranti a bordo dell’imbarcazione già dalle 23:20 del 25 febbraio 2023, ore prima del tragico naufragio che è costato la vita a 94 persone.

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La conferma è arrivata dalla testimonianza del maggiore dei carabinieri Nicola Roberto Cara, che ha guidato le indagini. Secondo quanto ricostruito, la Centrale operativa nazionale della Guardia di finanza (Cenop) aveva comunicato l’avvistamento da parte di un aereo Frontex, classificando il natante come “natante con migranti”. Questa informazione è stata annotata a penna nel registro di sala del Roan di Vibo Valentia. Poco dopo, il luogotenente Antonino Lopresti, uno dei sei militari imputati, ha ribadito il concetto in un gruppo WhatsApp, scrivendo: “Trattasi di natante con migranti”.

Il processo, che vede imputati quattro militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, cerca di fare luce sulle responsabilità nei presunti ritardi che hanno preceduto la tragedia, avvenuta a Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, in cui hanno perso la vita 94 persone, tra cui 35 minori, e un numero ancora imprecisato di dispersi.

In aula sono state discusse anche le giustificazioni fornite per i tempi di intervento. Uno degli imputati avrebbe sostenuto la necessità di un attento “calcolo cinematico” e di una valutazione delle condizioni meteo, stimando l’arrivo del caicco in acque territoriali intorno alle 3:30 e ritenendo sufficiente un’uscita in mare un’ora prima. Per quanto riguarda il mancato decollo di un elicottero, sono stati addotti problemi logistici come la chiusura notturna dell’aeroporto di Grottaglie e l’assenza dell’equipaggio.

Ad aggiungere un’ombra sulla vicenda, durante le indagini è emerso il riferimento a una “exit strategy” discussa in una chat tra ufficiali della Finanza per gestire le conseguenze dell’inchiesta.

Mentre il processo va avanti, la voce dei familiari delle vittime risuona forte. Farzaneh Maliki, una giovane afgana che nel naufragio ha perso cinque parenti, si è rivolta direttamente agli imputati con una richiesta semplice e potente: “Chiedete almeno scusa”. Ha definito la tragedia “una morte che avrebbe potuto essere evitata”, causata da “negligenza e indifferenza”. I familiari continuano a chiedere al governo trasparenza e verità, denunciando al contempo gli ostacoli burocratici che impediscono a molti di loro di raggiungere l’Italia per piangere i propri cari.

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