Nuovo Ospedale: l’arma di distrazione di massa che nasconde il collasso della sanità catanzarese
Mentre il dibattito politico si infiamma sul “contenitore”, ovvero dove e come costruire il nuovo ospedale, i “contenuti” della sanità catanzarese sprofondano in una crisi sistemica. La discussione sul futuro polo ospedaliero, per quanto importante, rischia di diventare l’arma di distrazione di massa perfetta per nascondere un’emergenza che i cittadini vivono ogni giorno sulla propria pelle: un sistema sanitario al collasso.
Il paradosso di un’emergenza senza risposta
La situazione dei pronto soccorso è l’emblema del caos. Reparti intasati, personale allo stremo e, sullo sfondo, una domanda che resta drammaticamente senza risposta: perché il Pronto Soccorso del Policlinico Universitario di Germaneto non viene aperto? Un protocollo siglato nel marzo 2023 ne prevedeva l’attivazione e, secondo quanto risulta, uno specialista in chirurgia d’urgenza sarebbe già stato assunto da oltre due anni. Eppure, tutto tace, mentre i presidi esistenti soffocano.
A questo si aggiunge la beffa di una tecnologia all’avanguardia lasciata a prendere polvere. Una risonanza magnetica 3 Tesla di ultima generazione giace inutilizzata nei locali del Policlinico per mancanza di personale. L’apparecchiatura, pur non offrendo alcun servizio, continua a generare costi energetici, simbolo di uno spreco che grida vendetta di fronte a liste d’attesa per esami diagnostici diventate intollerabili.
Una politica silente e la fuga dei pazienti
Di fronte a questo scenario, la politica locale appare paralizzata. Si denuncia un’amministrazione comunale guidata da un sindaco sostanzialmente silente, con interventi estemporanei di singoli assessori o consiglieri, spesso smentiti poche ore dopo dai loro stessi partiti. Manca una visione d’insieme, una strategia chiara per affrontare quella che non è solo un’emergenza sanitaria, ma una zavorra per lo sviluppo dell’intera provincia.
Le conseguenze sono inevitabili. La migrazione sanitaria verso altre regioni è in costante aumento, con un doppio danno: un aggravio economico per le casse della Regione e un impoverimento del territorio che spinge i cittadini a cercare altrove non solo cure, ma anche una migliore qualità della vita. Nel frattempo, la medicina territoriale arranca, ostacolata da una visione miope, con una rete di medici di base da riorganizzare e guardie mediche che spesso si rivelano presìdi puramente simbolici.
Le vere priorità: servono soluzioni, non slogan
È tempo di riportare il dibattito sui binari della realtà. Prima di discutere di nuove mura, è fondamentale riempire di servizi, personale e organizzazione le strutture esistenti. Le priorità non sono più rinviabili:
- Apertura immediata del Pronto Soccorso al Policlinico.
- Abbattimento drastico delle liste d’attesa.
- Assunzione del personale necessario per rendere operative tecnologie e reparti.
- Potenziamento della medicina territoriale e riorganizzazione della rete di assistenza.
Per queste ragioni, nei prossimi giorni verrà presentato un documento con proposte concrete al Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, con cui è già stata avviata un’interlocuzione. L’obiettivo è chiaro: la sanità non può essere terreno per campagne elettorali permanenti. Servono meno slogan e più coraggio, meno dibattiti sulla localizzazione e più attenzione alla qualità delle cure. Difendere l’esistente non significa rinunciare al futuro, ma pretendere che il presente funzioni.





