Presentato a Lamezia Terme il libro di Salvatore Curtò I figli di nessuno.

Organizzato dal movimento culturale Dorian – la cultura rende giovani, l’evento prendendo spunto dalle tematiche del libro ha messo in evidenza come vi siano sempre le luci a contrapporsi alle ombre, anche e soprattutto in zone non certo facili come il nostro Meridione.

L’autore, dialogando con Giovanni Mazzei, ha dato vita a un’accalorata disamina sulla sua terra, la terra descritta nel libro: la Sicilia tra gli anni ’60 e ’90. Una terra nella quale potersi affermare è spesso stato appannaggio di persone raccomandate, legate a un qualche tipo di potere, ai figli di papà. Diversa è la storia per i figli di nessuno i quali possono contare solo su stessi, sulle proprie forze, sui loro sogni. Essi, però, riescono a trovare la forza proprio in questo spirito di rivalsa che li muove, riuscendo autonomamente a raggiungere la propria via per la affermazione.

E mentre tra le pagine scorrono le vite di questo gruppo di amici che nel tempo trova la propria strada – c’è chi diverrà medico, chi vescovo ausiliario, chi farà carriera ioni Polizia – scorrono gli avvenimenti, spesso anche tragici, che hanno contraddistinto la storia siciliana dell’ultimo mezzo secolo: l’attentato al generale Dalla Chiesa, le morti dei giudici Falcone e Borsellino e, infine, l’arresto del capo dei capi, Totò Riina.

Proprio a far da contraltare a quest’ultimo, il protagonista del romanzo è Totò Messina, che combatterà per trovare un suo posto nel mondo e una volta ottenuto – medico, vincendo il concorso, presso l’ospedale civile di milano – dovrà combattere lo stereotipo di un Nord che guarda ai meridionali come gente di malaffare.

Un romanzo scorrevole, nel quale facile è l’immedesimazione, un libro con un forte valore educativo: credere sempre in se stessi.

Dello stesso avviso è il consigliere comunale Antonio Lorena, il quale, presente per tutta la durata della serata, sostiene che “Questo romanzo, e la coinvolgente spiegazione dell’autore, sono scintille preziose, da leggere e ascoltare e custodire, perché portano con sé un messaggio importante da far apprendere anche e soprattutto alle generazioni più giovani”.

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