Spettacolo

CICO Fest: a Filadelfia sbarca “La donna che ride”, il viaggio poetico e clownesco del Collettivo ConimieiOcchi

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Un’esplorazione dell’universo femminile attraverso la metafora dei cicli lunari e delle stagioni, in scena il 29 luglio all’Auditorium comunale nell’ambito del festival del circo contemporaneo.

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RENDE (CS) – Continua il viaggio de “La donna che ride”. Dopo aver calcato diversi palcoscenici calabresi, la produzione firmata dal Collettivo ConimieiOcchi ETS si prepara a debuttare al CICO Fest, la nota kermesse dedicata al circo contemporaneo e al teatro urbano che animerà la cittadina di Filadelfia dal 28 luglio al 1° agosto.

L’appuntamento con la pièce è fissato per la seconda giornata del festival, mercoledì 29 luglio alle ore 19:00, presso l’Auditorium comunale di Filadelfia. Sul palco, le attrici Maria Grazia Bisurgi e Audrey Chesseboeuf daranno corpo e voce a un lavoro che si avvale della facilitazione creativa di Francesco Votano e della cura tecnica di Sofia Battistini a luci e suoni.

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Un festival di respiro internazionale

Il CICO Fest si conferma un importante polo di attrazione culturale, con un cartellone ricco e variegato che spazia dal nuovo circo alla clownerie, passando per l’acrobatica aerea, la giocoleria, il verticalismo e il teatro di strada. L’evento, che ospita artisti di rilievo nazionale e internazionale, riserva quest’anno una cura particolare alle eccellenze calabresi attive nel panorama del circo contemporaneo in Italia e all’estero. Il programma prevede inoltre performance site-specific, incontri di sensibilizzazione e un laboratorio di clownerie pensato per le famiglie.

La poetica del clown per scardinare gli stereotipi

È in questo stimolante contesto che si inserisce la proposta di ConimieiOcchi, collettivo da sempre impegnato nella trasformazione sociale e culturale dei territori attraverso l’arte.

“La donna che ride” utilizza la lente d’ingrandimento del clown teatrale per esplorare la natura ciclica dell’esperienza femminile. Lo spettacolo intreccia il ritmo biologico del corpo con quello della luna e delle stagioni: le quattro fasi lunari si fanno metafora di altrettanti archetipi femminili — la Giovane, la Madre, l’Incantatrice e l’Anziana.

Attraverso il gioco scenico delle due protagoniste, si snoda un dialogo costante tra visibile e invisibile, logica e immaginazione, in un percorso di nascita, morte e rinascita. Un racconto delicato che punta a scardinare i condizionamenti culturali e gli stereotipi che ancora oggi influenzano l’identità di genere.

La genesi del progetto: il metodo del Devised Theatre

La scelta della figura del clown non è casuale: il suo sguardo aperto e la sua capacità di esasperare i limiti personali e sociali diventano lo strumento ideale per trasformare la percezione della realtà. La clownerie si rivela così una via per accettare, liberare e canalizzare l’energia femminile.

Il lavoro è il coronamento di un percorso di formazione pluriennale intrapreso con la rinomata docente di clown Merry Conway (della compagnia newyorkese Shakespeare and CO) ed è stato sviluppato secondo i canoni del Devised Theatre, un processo di creazione collettiva che mette al centro del processo creativo l’improvvisazione e la sinergia degli artisti coinvolti.

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