L’oro giallo dell’altopiano si interroga sul futuro: a Celico la filiera della “patata della Sila” si allea per blindare valore e identità
Venerdì 4 settembre il talk nell’ambito del “Lagarò Experience”. Al centro del dibattito la tutela del marchio IGP, la sostenibilità di fronte al cambio climatico e la redistribuzione del valore lungo la filiera. Conclusioni affidate all’assessore regionale Gallo.
CELICO – C’è un’agricoltura di montagna che non si limita a resistere, ma che ha imparato a dettare le regole del mercato. In Calabria, il miracolo economico e identitario porta il nome della Patata della Sila, un prodotto capace di trasformare un’indicazione geografica in un brand d’eccellenza riconosciuto ben oltre i confini nazionali. Di questo straordinario percorso di riscatto rurale – e soprattutto delle sfide cruciali che attendono il comparto – si discuterà venerdì 4 settembre, a partire dalle ore 18:00, a Lagarò Lupinacci (frazione di Celico).
La cornice è quella del Lagarò Experience – Festival della Patata della Sila, teatro del convegno “La Patata della Sila: filiera, identità e futuro”. Un appuntamento che non vuole essere una semplice celebrazione dei successi ottenuti, ma un vero e proprio tavolo programmatico per tracciare la rotta dei prossimi anni.
Una sinergia istituzionale per le aree interne
L’evento nasce dalla sinergia tra attori chiave dello sviluppo locale: il Comune di Celico, il GAL Sila (storico motore di coesione per le aree montane) e l’ARSAC (Azienda Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese), da sempre braccio operativo per il trasferimento tecnologico nei campi.
Il talk si inserisce nella cornice strategica del progetto di cooperazione “Rural Hub Calabria” (Intervento SRG06), finanziato dal FEASR nell’ambito del CSR Calabria 2023-2027. Una testimonianza tangibile di come la valorizzazione del tubero silano sia ormai parte integrante delle politiche di sviluppo rurale promosse con forza dalla Regione Calabria.
Blindare il marchio e redistribuire il valore
Il modello Sila funziona: l’IGP è solida, la filiera è strutturata e il territorio del Parco Nazionale ha saputo legare a doppio filo l’agricoltura al turismo enogastronomico. Ora, però, la sfida si sposta sulla marginalità economica. Il focus del dibattito sarà infatti orientato a capire come tradurre la forte identità del marchio in un ritorno economico ancora più equo per i coltivatori.
Sotto la lente dei relatori ci saranno il consolidamento del potere contrattuale della filiera nei confronti della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), il rafforzamento del legame tra produttori e Consorzio di Tutela, e la difesa legale del marchio contro i tentativi di contraffazione e l’uso improprio del nome “Sila”.
Le sfide del clima e l’innovazione sul campo
Non si parlerà solo di mercati. La transizione ecologica e l’impatto dei cambiamenti climatici – con la gestione sempre più complessa delle risorse idriche – impongono risposte tecnologiche immediate. In questo scenario, il ruolo dell’ARSAC si conferma fondamentale: l’ente continua ad affiancare le aziende con ricerca applicata e tecniche colturali d’avanguardia, capaci di garantire la sostenibilità ambientale senza penalizzare la resa economica. Un lavoro silenzioso ma vitale per la tenuta del comparto, che a Celico troverà una vetrina importante.
Il tavolo dei relatori
Il dibattito, moderato dal giornalista Valerio Caparelli, si svilupperà attorno a tre direttrici fondamentali: valore, mercato e territorio.
I lavori si apriranno con i saluti istituzionali del sindaco di Celico, Matteo Lettieri, e del presidente del GAL Sila Sviluppo, Antonio Candalise. A seguire, il confronto entrerà nel vivo con i contributi di:
- Pietro Tarasi, presidente del Consorzio di Tutela Patata della Sila IGP;
- Michele Santaniello, agronomo del Consorzio Patata Produttori Associati;
- Fulvia Michela Caligiuri, direttore generale ARSAC;
- Liborio Bloise, Commissario straordinario del Parco della Sila.
Le conclusioni della giornata saranno affidate a Gianluca Gallo, Assessore all’Agricoltura e Risorse Agroalimentari della Regione Calabria, a suggello dell’impegno della cittadella regionale nel sostenere un settore che rappresenta un indiscutibile fiore all’occhiello dell’economia calabrese.





