Sport

Crotone, la rinascita della piscina olimpionica è realtà: lo sport come diritto umano fondamentale

CROTONE — Cinquecento nuotatori. Un viavai di bracciate, sogni e cronometri che tornano a scandire il tempo tra le corsie della piscina olimpionica comunale. Crotone si riprende il suo spazio azzurro e lo fa diventando la sede del primo Centro Federale della Federazione Italiana Nuoto (FIN) in Calabria. Un traguardo che strappa applausi e che vede il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprimere un vivo, sentitissimo compiacimento.

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Non è solo una questione di cronometri o di medaglie. C’è molto di più dietro questo nastro tagliato.

Dalle onde del mare alla rigenerazione urbana

Bisogna fare un passo indietro per capire la portata di questa giornata. Solo pochi anni fa, la gestione dell’impianto era scivolata in una crisi profonda. Una paralisi burocratica e strutturale che aveva costretto molti giovani atleti del territorio a una scelta quasi d’altri tempi: allenarsi in mare aperto, anche quando il calendario e il meteo remavano contro, pur di non rinunciare alla propria passione.

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Oggi, quella stessa piscina non è più un simbolo di abbandono, ma un modello di rigenerazione. Vedere centinaia di ragazzi riappropriarsi dell’acqua restituisce il senso plastico di una politica che funziona, capace di trasformare una criticità pesante in un volano di sviluppo.

Lo sport non è un lusso, è un diritto

Il CNDDU lo sottolinea con forza: questa operazione travalica i confini dell’agonismo. Tocca corde più profonde, quelle dei diritti inalienabili.

La comunità internazionale parla chiaro. L’articolo 31 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sancisce il diritto al gioco e allo sport per i più giovani. Sulla stessa linea, la Carta Internazionale dell’UNESCO definisce l’attività fisica come un diritto fondamentale di ogni essere umano. Aprire le porte di una struttura moderna e sicura significa, banalmente ma concretamente, rendere veri questi trattati. Significa fare prevenzione, salute e inclusione.

Lo sport, in fondo, è una scuola di cittadinanza a cielo aperto (o, in questo caso, al coperto). Insegna il rispetto delle regole, valorizza il merito senza scorciatoie, abbatte le barriere della marginalità e offre un’alternativa reale al disagio giovanile. Ogni impianto che riapre è un presidio di legalità in più sul territorio.

La sinergia che premia il territorio

Dietro questo risultato c’è un lavoro di squadra che il Coordinamento ha voluto tributare con forza. Le congratulazioni vanno all’Amministrazione comunale, alla FIN, ai tecnici e alle associazioni sportive.

Un plauso specifico viene indirizzato al sindaco di Crotone, Vincenzo Voce. La sua azione amministrativa viene letta come un autentico servizio alla collettività: investire sulla qualità della vita e sulla salute dei cittadini è il primo dovere di chi governa. La buona amministrazione, d’altronde, si misura proprio da questo: dalla capacità di creare spazi fisici e sociali in cui le persone possano incontrarsi, crescere e confrontarsi nel rispetto reciproco.

La rinascita della piscina olimpionica di Crotone non è quindi un semplice successo organizzativo. È una scelta politica e culturale precisa: investire sul capitale umano. L’auspicio del CNDDU è che questa esperienza non rimanga un caso isolato, un’isola felice nel Mezzogiorno, ma si trasformi in un modello replicabile in tutta Italia. Perché ogni centesimo investito nello sport è, prima di tutto, un investimento sul futuro e sui diritti di tutti noi.

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