Cronaca

Frode da 12 milioni -15 cautelari tra imprenditori e funzionari ADM: scatta il maxi-sequestro sulle slot machine a Cosenza

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COSENZA – Un colossale sistema di evasione fiscale orchestrato all’ombra delle sale slot del territorio e blindato da un presunto patto corruttivo con chi avrebbe dovuto controllare. È il quadro a tinte fosche delineato dalla Procura della Repubblica di Cosenza, che ha acceso i riflettori su un meccanismo fraudolento capace di sottrarre ingenti risorse alle casse dello Stato.

L’ombra delle slot clonate: come funzionava il raggiro

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il cuore della frode risiedeva in un’ingegnosa manipolazione tecnologica degli apparecchi da gioco. Accanto alla scheda elettronica ufficiale, regolarmente collegata alla rete nazionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la rendicontazione dei flussi finanziari, veniva installata una seconda scheda “clone”.

Un dispositivo invisibile e parallelo, azionabile a distanza tramite telecomandi, timer programmati o cablaggi modificati ad hoc. Nel momento in cui la scheda abusiva entrava in funzione, le giocate dei clienti Venivano deviate fuori dal circuito legale: gli incassi finivano direttamente in nero nelle tasche dei gestori, completamente al riparo dal prelievo erariale.

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Un’operazione imponente che ha portato le forze dell’ordine al sequestro capillare di 145 apparecchiature truccate e di circa 80mila euro in contanti. Un’indagine serrata culminata, nel novembre 2025, in un maxi-sequestro preventivo di beni per un valore stimato superiore ai 12 milioni di luglio.

Soffiette e ispezioni pilotate: il patto di corruzione

A proteggere la redditizia rete abusiva vi sarebbe stato un vero e proprio patto di reciproco interesse tra un noto imprenditore locale del settore e un funzionario in servizio presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

In cambio di versamenti di denaro a cadenza periodica, il dipendente pubblico avrebbe garantito la massima copertura alla frode: la “soffiata” preventiva su date, orari e luoghi dei controlli imminenti consentiva ai gestori di disattivare in tempo i dispositivi illegali ed eludere qualsiasi verifica.

L’inchiesta si è tradotta in una raffica di provvedimenti: quindici le persone raggiunte da misure cautelari, con due indagati finiti agli arresti domiciliari e sette imprenditori colpiti dalla misura interditiva che vieta loro di operare nel settore del gioco d’azzardo per la durata di un anno.

Resta fermo che l’intero impianto accusatorio della Procura dovrà ora passare al vaglio del dibattimento e delle successive fasi processuali per l’accertamento definitivo delle responsabilità.

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