Sociale

La “Casa di Nemo”, un porto sicuro per i minori nelle tempeste familiari

A Catanzaro, un seminario promosso dal Centro Calabrese di Solidarietà riunisce esperti e istituzioni per un confronto operativo sugli “spazi neutri”, presidi fondamentali per tutelare i bambini nei contesti di alta conflittualità.

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CATANZARO – Un luogo protetto dove ricostruire legami spezzati, un tempo sospeso per tutelare i più piccoli dalla violenza e dai conflitti dei grandi. È la missione dello “spazio neutro”, strumento cruciale al centro del seminario di studi sul progetto “La Casa di Nemo”, che si è tenuto nei giorni scorsi al Centro polivalente per i giovani. L’evento, promosso dal Centro Calabrese di Solidarietà Ets, ha messo a confronto operatori, istituzioni e professionisti per definire strategie operative condivise a difesa dei minori.

Al centro del dibattito, una domanda tanto semplice quanto complessa: come si garantisce il diritto di un bambino a una relazione sana con i propri genitori quando la famiglia è lacerata da conflitti insanabili o violenza? La risposta, secondo gli esperti, risiede in un approccio multidisciplinare che non si limita a fornire un luogo fisico, ma costruisce un vero e proprio “perimetro relazionale” di tutela e osservazione.

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“La nostra, purtroppo, non è una società a misura di bambino”, ha dichiarato con amarezza Isolina Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà. “Lo vediamo nelle guerre e, più vicino a noi, nei conflitti familiari, dove i più piccoli diventano vittime silenziose. Il nostro compito è stare dalla loro parte, offrendo uno spazio sereno dove le relazioni possano essere osservate e, si spera, recuperate”.

Un compito urgente, soprattutto in una regione come la Calabria. “Siamo in ritardo”, ha ammesso Caterina Rizzuto, in rappresentanza del CROAS Calabria. “La presenza di questi servizi è ancora disomogenea, spesso affidata all’iniziativa di singoli territori o del terzo settore. È ora che diventino livelli essenziali delle prestazioni sociali, un diritto esigibile per ogni bambino”.

L’esperienza della “Casa di Nemo”, illustrata da Luigia Barone, Concetta Astorino e Alfredo Avellone, nasce proprio per colmare questo vuoto. “Per anni lo spazio neutro è esistito sulla carta, ma mancavano luoghi adeguati”, ha spiegato Barone. “Noi abbiamo costruito un servizio basato su un impianto metodologico rigoroso, con l’obiettivo di ampliare la rete e renderlo sempre più accessibile”. Un supporto decisivo per i servizi sociali, come ha confermato Diana Clericò del Comune di Catanzaro, che per anni hanno dovuto gestire una domanda crescente con risorse limitate.

Il confronto si è allargato oltre i confini regionali, con gli interventi di Rosa Campese dalla Puglia e di Paolo Di Mattia, responsabile dello Spazio Neutro di Prato. Entrambi hanno ribadito un concetto chiave, ripreso anche da Riccardo Armando Mariani: lo spazio neutro non è solo un luogo, “ma una struttura metodologica chiara, essenziale per ricostruire legami fragili”.

Una delle sfide più ardue, ha sottolineato Di Mattia, resta “la gestione degli incontri protetti nei contesti di violenza domestica”, dove lo spazio neutro diventa un presidio irrinunciabile di sicurezza.

L’incontro di Catanzaro non è stato solo un momento di riflessione teorica, ma un vero e proprio cantiere operativo. L’obiettivo emerso con forza è quello di tessere una rete sempre più solida tra istituzioni, servizi sociali e terzo settore, perché la protezione dell’infanzia, come ribadito da tutti i relatori, non ammette deleghe. Richiede competenze, strumenti adeguati e, soprattutto, una responsabilità collettiva. E in questo percorso, presidi come la “Casa di Nemo” si confermano fari indispensabili di civiltà e tutela.

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