Cultura

Pallagorio, il Martedì di Pasqua si anima con l’antico rito mascherato dell’Arbëria

Nel cuore dell’Arbëria crotonese, il borgo di Pallagorio rinnova una delle sue tradizioni più identitarie. Un evento che intreccia storia, fede e memoria, celebrando le radici di una comunità unica.

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PALLAGORIO – Torna a vivere, come ogni martedì dopo Pasqua, l’antico rito mascherato di Pallagorio, un appuntamento che affonda le sue radici nella storia e nell’identità del popolo arbëresh. Quella che un tempo era una celebrazione di fratellanza tra le comunità albanesi del Marchesato crotonese, oggi si conferma come un evento cardine per la memoria collettiva, capace di richiamare fedeli e curiosi.

Originariamente, la giornata era scandita da incontri, canti tradizionali e dalle caratteristiche “vaghe”, in un’atmosfera che rinsaldava i legami tra i paesi. Secondo la tradizione orale, il rito potrebbe persino rievocare una celebre vittoria dell’eroe nazionale albanese, Giorgio Castriota Skanderbeg, figura simbolo della resistenza contro l’Impero Ottomano.

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Con il passare dei secoli e il passaggio dal rito greco-bizantino a quello latino, la festa ha integrato una nuova dimensione religiosa, dedicandosi al culto di Sant’Antonio. La devozione è ancora oggi palpabile durante la processione, in cui viene portato il quadro del Santo. Un tempo, a sorreggere l’effigie erano le giovani donne nubili del paese, in un gesto che univa la fede alla speranza di trovare marito.

Accanto agli elementi più solenni, sopravvivono usanze cariche di socialità e dal sapore antico. Tra queste, il tradizionale dondolio sull’altalena allestita tra le querce secolari e il grande pranzo comunitario all’ombra degli alberi della “Gardia”, l’area che ospita la chiesetta di Sant’Antonio, eretta sui resti di un antico monastero basiliano.

A farsi custode di questo prezioso patrimonio è l’associazione Fili Meridiani, che promuove e valorizza attivamente ogni momento della celebrazione: dalla Vagha ai canti, fino al convivio, assicurando che la storia e l’identità dell’Arbëria continuino a essere raccontate e vissute. Un appuntamento che, anno dopo anno, dimostra come la fede e la tradizione possano ancora essere il cuore pulsante di una comunità.

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