Salute

Sanità, la Calabria alla prova del Piano 2026-2028. Uil: «Stop ai tagli ciechi, si finanzi il fabbisogno reale»

Il sindacato contesta l’approccio contabile: «Inutile avere i conti in ordine se gli ospedali si svuotano. Pesa la fuga dei pazienti da 410 milioni l’anno».

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CATANZARO – Diciassette anni di commissariamento e piani di rientro non sono bastati a risolvere le criticità strutturali della sanità calabrese. Ora che il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo Piano di rientro per il triennio 2026-2028 – il primo dell’era post-commissariale –, la Uil Calabria lancia un monito chiaro alla governance regionale: è tempo di invertire la rotta. La richiesta è drastica: abbandonare l’approccio esclusivamente contabile per rimettere al centro i bisogni reali di cura dei cittadini.

«Il risanamento dei conti è un passaggio obbligato, ma l’obiettivo finale deve rimanere la salute delle persone», dichiara con fermezza Mariaelena Senese, segretaria generale della Uil Calabria. «Un sistema sanitario non può dirsi virtuoso solo perché ha i bilanci in pareggio, specialmente se i tagli lineari hanno finito per desertificare l’offerta assistenziale sul territorio».

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La trappola della demografia e l’isolamento dei territori

La tesi del sindacato poggia su una precisa analisi del contesto locale. La Calabria non può limitarsi a importare modelli gestionali pensati per altre regioni. Lo spopolamento delle aree interne, l’emigrazione giovanile e il conseguente invecchiamento della popolazione creano una domanda di salute specifica che non può essere ignorata.

A complicare il quadro si aggiunge un pesante deficit infrastrutturale. I dati Eurostat del 2023 parlano chiaro: mentre in Europa l’83% dei cittadini vive a meno di 15 minuti di auto da un presidio ospedaliero (e in Italia la media è dell’80,5%), in Calabria la percentuale crolla al 65,4%, con punte drammatiche nelle province di Cosenza (59,2%) e Vibo Valentia (55%). Per questo motivo, la Uil propone di ridisegnare il fabbisogno sanitario regionale integrando i dati demografici ed epidemiologici con indicatori di deprivazione socioeconomica, viabilità e tempi effettivi di percorrenza.

Personale e strutture: il rischio dei “gusci vuoti”

Un capitolo centrale della vertenza riguarda le risorse umane. Per evitare che i fondi del PNRR destinati a Case e Ospedali di Comunità si traducano in cattedrali nel deserto, il sindacato propone un’operazione trasparenza senza precedenti: la pubblicazione, per ciascuna azienda sanitaria e ospedaliera, di una mappa del personale che metta a confronto la pianta organica teorica, la forza lavoro effettiva e l’indice di scopertura per medici, infermieri e tecnici.

«Possiamo acquistare i macchinari più avanzati, ma senza il personale per farli funzionare rischiamo di costruire solo scatole vuote», avverte Senese, che sottolinea anche la necessità di accelerare sulla telemedicina e sul potenziamento dei consultori e dell’assistenza domiciliare.

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