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Il “caso Guarascio” scuote la giustizia calabrese: tra carte bollate e mobilitazione popolare, la città si schiera con il Procuratore

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CROTONE – Non è solo una battaglia di codici, ricorsi e correnti della magistratura. La vicenda che vede protagonista Domenico Guarascio, procuratore capo di Crotone, è diventata rapidamente un caso politico e sociale che scuote l’intera Calabria. Da un lato ci sono le severe dinamiche del diritto amministrativo e l’autogoverno della magistratura; dall’altro, una comunità locale che per la prima volta da anni scende idealmente in piazza per difendere il “suo” magistrato, chiedendo a gran voce stabilità e continuità nella lotta ai poteri forti.

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Il “giallo” della nomina e il verdetto del Consiglio di Stato

Tutto ha inizio con una nomina prestigiosa: il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) individua in Domenico Guarascio, magistrato di punta con oltre dieci anni di trincea alla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Catanzaro, l’uomo giusto per guidare la Procura di Crotone. Una scelta che lo rende uno dei più giovani procuratori d’Italia.

La decisione viene però impugnata dal sostituto procuratore di Cosenza, Antonio Bruno Tridico, forte di una maggiore anzianità di servizio. Il 4 giugno 2026, il Consiglio di Stato accoglie il ricorso di Tridico, annullando la delibera di nomina del CSM per un vizio di forma: la comparazione tra i curricula dei due magistrati non sarebbe stata adeguatamente motivata. I giudici di Palazzo Spada, tuttavia, non hanno messo in discussione i titoli di Guarascio né hanno nominato direttamente il suo rivale, rimandando la palla al CSM per una nuova e più approfondita valutazione.

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Inchieste scottanti e lo striscione della discordia

Nonostante il limbo giuridico, l’attività degli uffici giudiziari crotonesi non si è fermata. Sotto la guida di Guarascio, la Procura ha assestato colpi durissimi alla criminalità locale e ai cosiddetti “colletti bianchi”. Nel mirino degli inquirenti sono finiti reati ambientali, appalti truccati e la gestione allegra del denaro pubblico, culminati nella clamorosa indagine “Teorema”, che ha svelato un presunto sistema di tangenti all’interno della Provincia di Crotone.

È in questo clima di tensione che la società civile ha deciso di farsi sentire. Nei giorni scorsi, a pochi passi dal Palazzo di Giustizia, è apparso uno striscione dal messaggio inequivocabile: “Procuratore Guarascio, Crotone è con te”. Un gesto forte, che testimonia come la permanenza del capo dei pm non sia percepita dai cittadini come una fredda questione di spartizione correntizia, ma come una garanzia di sicurezza per un territorio storicamente difficile.

L’appello dei cittadini: “Decidere presto per il bene del territorio”

A dare voce al sentimento popolare è scesa in campo anche l’Associazione “Cittadini Liberi”, che ha espresso pubblicamente e formalmente il proprio sostegno al procuratore.

“Riconosciamo pienamente il valore delle sentenze del Consiglio di Stato e l’autonomia del CSM,” spiegano dall’associazione, “ma riteniamo altrettanto legittimo che la società civile faccia sentire la propria voce. Guarascio conosce a fondo la realtà criminale di questo territorio grazie agli anni passati alla DDA. In una terra complessa come la nostra, dove la criminalità organizzata si intreccia con delicate vicende amministrative e ambientali, la continuità della guida della Procura è un valore fondamentale.”

La richiesta che sale da Crotone, dunque, non è quella di aggirare le regole, ma di fare presto: “Chiediamo che il CSM decida in tempi rapidi e che, nella nuova valutazione comparativa, tenga conto non solo dei titoli sulla carta, ma della profonda conoscenza del territorio e del lavoro straordinario svolto finora. Crotone ha bisogno di una Procura forte, stabile e operativa.”

La palla passa ora a Piazza di Siena. Al CSM l’arduo compito di districare il nodo burocratico, sapendo che gli occhi di un’intera città sono puntati sulle sue decisioni.

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