‘Ndrangheta, blitz contro il clan Alvaro: minacce, spari e controllo del mercato della droga. 12 province coinvolte
Un sodalizio criminale spietato, capace di imporre il proprio controllo sul territorio attraverso la forza dell’intimidazione e il peso del proprio nome. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, gli indagati avrebbero gestito il mercato della cocaina prospettando ai clienti gravi ritorsioni in caso di insolvenza o sgarri, evocando sistematicamente l’appartenenza alla storica famiglia mafiosa e lo stato di detenzione dei propri congiunti per accrescere il potere intimidatorio. Una caratura criminale, quella dei vertici del gruppo, talmente riconosciuta da spingere persino soggetti esterni a rivolgersi a loro per il recupero di crediti legati al narcotraffico.
La violenza del clan non si limitava al solo traffico di stupefacenti, ma mirava a piegare le regole del libero mercato locale. Tra gli episodi contestati spicca l’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la serranda di un’attività commerciale: un atto intimidatorio mirato a costringere il gestore a sospendere la vendita di un prodotto che faceva concorrenza a un esercizio riconducibile a uno degli associati. Un chiaro segnale della volontà del sodalizio di imporre divieti e limitazioni commerciali per tutelare gli interessi economici degli affiliati.
A fare da scudo e da moltiplicatore di potere a queste dinamiche era il legame con la famiglia Alvaro. Secondo l’impianto accusatorio, l’appartenenza dei vertici a questa storica dinastia della ‘ndrangheta garantiva al gruppo una forte credibilità e un temuto rispetto di fronte ad altre organizzazioni criminali. Un “marchio di fabbrica” che apriva le porte dei grandi circuiti internazionali della droga, agevolando canali di approvvigionamento altrimenti inaccessibili.
Le accuse contestate, che spaziano dall’associazione a delinquere ai reati in materia di armi, droga e ricettazione di veicoli, sono state ritenute dal GIP provvisoriamente fondate e finalizzate ad agevolare la cosca Alvaro. Le attività illecite non solo garantivano ingenti ritorni economici alla consorteria, ma servivano a ribadire e consolidare il controllo egemonico del territorio da parte della ‘ndrina.
L’operazione si è conclusa con un massiccio intervento coordinato. All’esecuzione del provvedimento hanno partecipato i militari dei Comandi Provinciali dei Carabinieri di Reggio Calabria, Catanzaro, Cosenza, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, Torino, Milano, Pavia, Pescara e L’Aquila, supportati dallo Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori” di Calabria.





