«La legalità si fa insieme»: la sfida delle imprese sane al Festival Trame di Lamezia Terme
LAMEZIA TERME — C’è un’economia che non si piega, che decide di farsi scudo. Nell’arena vibrante della XV edizione del Festival Trame “Terra e Libertà”, le voci del tessuto produttivo calabrese si sono levate all’unisono durante il panel “Etica aziendale: presidio di legalità e territorio libero dalle mafie”, coordinato dal giornalista de la Repubblica Giuseppe Smorto. Non una semplice passerella di buone intenzioni, ma un manifesto d’azione.
La legalità? Non è un concetto astratto. È, prima di tutto, una scelta quotidiana di resistenza e responsabilità.
La trincea del quotidiano: l’impresa come presidio civile
Ad aprire i lavori è stata Patrizia Di Dio, Vicepresidente Nazionale di Confcommercio con delega alla Legalità. Il suo intervento ha richiamato l’eco della tredicesima edizione di “Legalità, ci piace!”, celebrata lo scorso maggio.
«Spesso associamo la legalità a un elenco di divieti, a ciò che è proibito fare. Noi, invece, preferiamo declinarla al positivo: è la responsabilità di chi, ogni mattina, alza una saracinesca.»
Un passaggio cruciale, che ridefinisce il ruolo sociale dell’imprenditore. Pagare le tasse, assumere regolarmente, investire dove sarebbe più facile fuggire: questa è la vera barriera contro l’infiltrazione criminale. Dove prospera un’azienda sana, si genera lavoro dignitoso. E dove c’è dignità, le mafie perdono terreno. L’impresa, insomma, diventa un presidio civile prima ancora che economico.
Un concetto, questo, rimarcato con forza da Giuseppe Cotroneo, alla guida di Confcommercio Lamezia Terme. I negozi di vicinato non sono solo punti di scambio commerciale. Sono luci accese nelle strade, punti di riferimento per le famiglie, veri e propri presidi di sicurezza urbana e coesione sociale.
Formazione e riscatto: seminare il futuro
Il focus si è poi spostato sulla necessità di costruire anticorpi culturali ed economici a lungo termine. Pietro Falbo, Presidente della Camera di Commercio di Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, ha descritto le associazioni di categoria come la spina dorsale di un Paese che attraversa una fase complessa. La ricetta? Partire dai banchi di scuola.
«Dobbiamo parlare ai ragazzi con il linguaggio della verità e della legalità», ha spiegato Falbo, rilevando un profondo interesse da parte degli studenti, desiderosi di toccare con mano che un’alternativa al sistema clientelare e mafioso non solo esiste, ma è praticabile.
Quando l’etica diventa efficace: il modello GOEL
Ma come si risponde, concretamente, alle intimidazioni? La risposta di Vincenzo Linarello, fondatore del Gruppo Cooperativo GOEL e teorico dell’“etica efficace”, è spiazzante nella sua semplicità e potenza. Linarello ha raccontato la genesi delle “feste della ripartenza”: eventi pubblici organizzati subito dopo ogni danneggiamento o minaccia subita dalle cooperative del gruppo, capaci di catalizzare l’attenzione dei media nazionali e della cittadinanza.
I numeri gli danno ragione. Dopo tre feste, i clan hanno fatto un passo indietro. Da otto anni, nessuna delle 46 aziende della rete GOEL ha più subito attacchi. La solidarietà comunitaria si è rivelata il miglior sistema di sicurezza integrato.
Il fattore cooperazione: nessuno si salva da solo
A tirare le fila del confronto è stato Daniele Gualtieri, Segretario Generale CISL Magna Graecia. Il suo è stato un appello alla coesione e alla fine dell’isolamento.
La repressione giudiziaria e l’incessante lavoro di magistratura e forze dell’ordine — a cui è andato il ringraziamento della platea — sono pilastri fondamentali, ma da soli non bastano a bonificare il tessuto sociale. Serve il coraggio della denuncia, certo, ma serve soprattutto un’alleanza stringente tra istituzioni, sindacati, imprese e cittadini. Perché la legalità non è un compito da delegare, ma un cantiere collettivo.





