Addio all’inferno di San Ferdinando: ruspe nella tendopoli della vergogna, ma resta l’incognita accoglienza
La storica baraccopoli nella Piana di Gioia Tauro, simbolo per quasi vent’anni di sfruttamento e degrado, è stata definitivamente sgomberata. Al via le demolizioni, mentre i braccianti vengono trasferiti nei nuovi alloggi di Rosarno. Le associazioni avvertono: “Senza soluzioni per gli esclusi si rischia un nuovo ghetto”.
L’operazione: dallo sgombero alle ruspe
Tra il 28 e il 29 luglio, un’operazione lampo ha svuotato definitivamente la baraccopoli di San Ferdinando. Circa 150-200 persone sono state evacuate e trasferite in gruppi sia presso le palazzine di Contrada Serricella a Rosarno, sia all’interno dei Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) e nei progetti del Sistema di Accoglienza e Integrazione (Sai). Il 31 luglio è poi scattata la fase operativa dello smantellamento: le ruspe e le ditte incaricate da Invitalia hanno iniziato a demolire i resti del campo, cancellando di fatto l’insediamento informale sorto nel 2008 nella zona industriale a ridosso del porto di Gioia Tauro.
La transizione: i nuovi alloggi e il nodo dell’esclusione
La nuova fase dell’accoglienza prevede il trasferimento dei migranti regolari e in possesso di un contratto di lavoro all’interno di quattro delle cinque palazzine individuate a Rosarno. Qui gli ospiti risiederanno a fronte del pagamento di un canone calmierato, potendo usufruire di servizi socio-assistenziali e sanitari integrati, così come stabilito dal regolamento approvato dalle amministrazioni comunali coinvolte.
Tuttavia, il superamento dello storico ghetto non cancella del tutto le preoccupazioni. Realtà in prima linea come Emergency e diverse associazioni del territorio accolgono con favore la chiusura della tendopoli, ma sollevano un serio campanello d’allarme: la mancanza di soluzioni abitative stabili per coloro che non rientrano nei requisiti del nuovo sistema rischia di tagliare fuori una fetta di popolazione vulnerabile, col concreto pericolo di veder sorgere un nuovo insediamento informale nelle vicinanze.
Le prospettive
La demolizione della tendopoli di San Ferdinando segna la fine di un’era di marginalità estrema nella Piana. La reale efficacia di questa svolta, tuttavia, si misurerà solo nei prossimi mesi: la sfida cruciale sarà la gestione di chi è rimasto escluso dai nuovi alloggi, per evitare che la fine di un ghetto si traduca semplicemente nella nascita di un altro.






