Ambiente

Fine mandato al SIN di Crotone, la sferzata dell’ex Commissario: “Voce e Greco? Giudici severissimi, ma solo con gli altri”

Concluso l’incarico, il responsabile della bonifica replica alle critiche dell’attivista e del sindaco: “Prima di me, cinque anni di paralisi. La politica locale non è stata all’altezza del problema”.

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Il mio mandato da Commissario straordinario di Governo per il SIN di Crotone si è concluso alla sua naturale scadenza. Nessuna polemica, nessun colpo di scena: semplicemente, è finito il tempo che la legge mi aveva assegnato.

Da calabrese, ovviamente avrei sperato in un’altra chiusura. Avrei voluto festeggiare insieme ai miei conterranei il totale ripristino di un’area compromessa, portandola da uno stato di degrado a uno stato sicuro e utilizzabile. Avrei voluto vedere molti più camion in movimento, cantieri aperti, operai al lavoro. Ma un uomo delle istituzioni, quando il Governo decide e la magistratura si esprime, prende atto delle circostanze con rispetto, chiude il fascicolo e consegna per iscritto ciò che ha fatto. Con dignità e senza sceneggiate.

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In questi giorni, però, la stampa locale offre spunti di riflessione. L’attivista Pino Greco pretende un “commissario vero”, non “militari improvvisati”. Il Sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, rincara la dose: “Se devono mandare commissari come i due precedenti, meglio nessuno”. Greco e Voce: giudici severissimi, ma degli altri. I loro auspici, al netto del mancato rispetto personale, offrono una visione allegra della democrazia. La traduzione sembra chiara: serve un commissario ad personam. Un uomo accomodante, obbediente, manovrabile. Uno che non disturba troppo.

Mi domando cosa abbiano fatto costoro, concretamente, prima della mia nomina. Perché sarebbe interessante ricordare che la bonifica del SIN era rimasta ferma, immobile e paralizzata per ben cinque anni, dall’uscita di scena della penultima Commissaria fino al mio arrivo. E in cinque anni di vacanza commissariale non è stato prodotto un solo atto risolutivo. Cinque anni non sono un’opinione: sono un fatto amministrativo. La politica del territorio e gli attivisti, cosa avevano fatto prima che arrivassi io? Capisco il loro fastidio: un commissario che non si mette sull’attenti davanti alla politica locale diventa subito “non vero”, “non utile”. Ma il problema è davvero il commissario? O forse una parte della politica territoriale poco avvezza alla reale risoluzione dei problemi?

La bonifica non è un tema di destra, sinistra o centro. È un problema civile, sociale e sanitario. Riguarda tutti. E proprio per questo, un commissario straordinario non dovrebbe neanche servire. Invece prevalgono divisioni, risse e calcoli precisi. Poi, quando arriva un commissario che costringe tutti a guardare la realtà, scatta la tattica più antica del mondo: “la colpa è sua”. È un riflesso automatico, una pigrizia intellettuale. Ma soprattutto è un modo per non dire la verità ai cittadini: l’intera classe politica territoriale calabrese non è ancora stata all’altezza del grande problema del SIN.

Le dichiarazioni non bonificano i terreni, i comunicati stampa non rimuovono i rifiuti. La bonifica procede solo quando agli slogan seguono atti formali. Alla mia nomina, il numero di cantieri operativi era pari a zero. Parlare oggi di “commissari inutili” senza ricordare questo dato significa raccontare solo metà della storia.

Il commissario “vero”, per alcuni, sarebbe stato quello che obbedisce. Quello che non fa ombra e non chiede conto. Io invece sono convinto di aver fatto solo ciò che la legge imponeva: ho acquisito centinaia di atti, ricostruito iter procedurali bloccati da anni, sbloccato interlocuzioni istituzionali e avviato le condizioni per l’apertura dei cantieri. E tanto è bastato per diventare un problema.

Spero sinceramente che chi verrà dopo di me sarà più fortunato e farà molto meglio. Ma una cosa è certa: troverà una situazione diversa da quella che ho ereditato io. Non una bonifica conclusa, ma finalmente una bonifica rimessa in moto. E quando la politica e gli attivisti avranno la maturità di mettere da parte i teatrini, quando la bonifica sarà finita, chiamatemi: sarò il primo a tornare nella mia amata Calabria a festeggiare.