Cultura

“Orientarsi nel presente”: a Catanzaro il saggio di Ferraro che unisce diritto, storia e società

CATANZARO – Non una semplice presentazione, ma un vero e proprio simposio sulle complesse dinamiche del nostro tempo. La Cittadella regionale “Jole Santelli” si è trasformata in un’agorà pulsante, un crocevia di pensiero critico catalizzato dal nuovo volume di Federico Ferraro, “Orientarsi nel presente. Antologia sociale di attualità, diritto e storia”. Un’opera che si prefigge l’ambizioso obiettivo di fornire una bussola per navigare le correnti tumultuose della contemporaneità, intrecciando magistralmente il filo del diritto con la trama della memoria storica e la dimensione eminentemente sociale delle istituzioni.

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L’evento ha calamitato l’attenzione di un variegato e autorevole parterre: esponenti di spicco del mondo istituzionale, ecclesiale, professionale e associativo hanno risposto all’appello, testimoniando un’urgenza palpabile di riflessione collettiva. Una convergenza non casuale. È, infatti, lo specchio di un’esigenza diffusa e profonda: la necessità di ricostruire un senso civico saldo, ancorato alla dignità inalienabile della persona, alla legalità come presupposto di convivenza e a una responsabilità che deve tornare ad essere patrimonio condiviso.

Sotto la sapiente moderazione del giornalista Valerio Caparelli, che ha acutamente definito il libro “uno strumento di lettura del presente capace di collegare diritto, storia e questioni sociali con uno sguardo umano e istituzionale”, il dibattito ha subito preso quota, esplorando le molteplici sfaccettature dell’opera.

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Dal pulpito laico della conferenza, la voce di Don Ferdinando Fodaro, Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano, ha tracciato una parabola di grande spessore sul valore intrinsecamente educativo e spirituale dell’impegno sociale. La sua è stata una disamina incentrata sulla dignità umana, un richiamo potente alla necessità di edificare percorsi di inclusione autentica, fondati su una responsabilità realmente condivisa e sul ruolo insostituibile della formazione per guidare i giovani in una società in vertiginosa trasformazione.

Un ponte tra crescita sociale e valorizzazione del capitale umano è stato gettato dall’intervento, particolarmente apprezzato, di Serena Notaro, componente del Cda di FINCALABRA. Forte della sua identità arbëreshe, ha rivendicato con passione il dovere primario delle istituzioni: quello di farsi mentori dei processi di inclusione, sostenendo con azioni concrete quelle opportunità vitali per i giovani e per le aree più fragili di una Calabria che anela al futuro.

Le implicazioni giuridiche, cuore pulsante di molte pagine del saggio, sono state sviscerate con rigore dall’avvocato Francesco Mazza. Sebbene intervenendo da remoto, la sua analisi ha puntato i riflettori sui temi cruciali della tutela dei diritti fondamentali e della funzione rieducativa della pena, argomenti che l’autore, Federico Ferraro, esplora anche attraverso il prisma della sua esperienza diretta come Garante comunale dei detenuti. Il mondo carcerario, è emerso con forza dal dibattito, viene affrontato nel libro non come un catalogo di criticità, ma come un universo di irriducibile umanità.

Lo sguardo si è poi proiettato al futuro con l’intervento di Ciro Borrelli, Presidente del Rotaract Club Acri, che ha lanciato un vibrante appello alle giovani generazioni affinché si facciano protagoniste nella costruzione di una società più consapevole, attraverso l’impegno civico e la cultura della legalità. Un appello raccolto idealmente dal sociologo Mario Franzin, la cui analisi ha dipinto un quadro lucido delle odierne trasformazioni, evocando la necessità di una rinnovata coscienza civica come unico, potente antidoto alla disgregazione, all’indifferenza e alla marginalità.

Il sigillo all’intenso pomeriggio di lavori è stato apposto, infine, dall’autore stesso. Federico Ferraro ha riavvolto il nastro della genesi del suo volume, un percorso intellettuale e umano che tocca le corde scoperte della nostra società. La sua non è solo un’analisi, ma un monito, un imperativo quasi categorico: “far conoscere all’esterno le realtà spesso dimenticate della società contemporanea”. Una chiamata all’azione che trasforma il dialogo culturale e la sensibilità istituzionale da semplici auspici a strumenti indispensabili per non perdere la rotta

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