Salute

Sanità montana, l’ultima chiamata: “Curare sul posto o sarà spopolamento”

A San Giovanni in Fiore, un’assemblea pubblica rilancia la legge di iniziativa popolare per salvare gli ospedali di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli. Già raccolte oltre 1.500 firme. Medici, intellettuali ed ex parlamentari uniti: “Il modello Hub e Spoke ha fallito, basta sacrificare il diritto alla salute delle aree interne”.

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SAN GIOVANNI IN FIORE (CS) – Un patto tra cittadini, medici e istituzioni per fermare la desertificazione sanitaria e difendere il diritto di nascere e vivere nelle aree montane della Calabria. Si è trasformato in un appello accorato l’incontro “Curare sul posto”, organizzato ieri pomeriggio dal Comitato La Cura allo Jure Café di San Giovanni in Fiore, per sostenere la proposta di legge regionale di iniziativa popolare che punta a riqualificare i quattro ospedali di montagna.

L’obiettivo è chiaro: istituire un’unica Azienda ospedaliera per i presidi di Acri, San Giovanni in Fiore, Serra San Bruno e Soveria Mannelli, trasformandoli in spoke efficienti con reparti chiave come Chirurgia generale, Pediatria e Cardiologia. Una risposta dal basso, già depositata in Consiglio Regionale, per invertire la rotta dopo anni di tagli imposti dal Piano di rientro che, come ha sottolineato il medico Tullio Laino, estensore della proposta, “hanno penalizzato soprattutto le comunità montane”.

A fornire una base scientifica alla mobilitazione è stato il professor Giuseppe Brisinda, chirurgo del Policlinico Gemelli, che ha bollato come fallimentare l’attuale rete Hub e Spoke. “I dati lo certificano”, ha affermato Brisinda. “L’idea che il trasferimento del paziente sia sempre la soluzione si è rivelata inadeguata. Tempi di percorrenza, condizioni orografiche e carenza di servizi rendono vitale il rafforzamento dell’assistenza sul territorio, specie per le urgenze tempo-dipendenti”.

Un concetto ribadito dall’intellettuale Riccardo Allevato e dal docente Giovanni Iaquinta, che ha esortato le forze politiche a superare le divisioni e “sottoscrivere la proposta per porre fine a un lungo e colpevole abbandono”. Un sostegno politico è già arrivato da Francesco Sapia, ex deputato e membro della Commissione Sanità della Camera, che ha garantito l’appoggio dell’associazione Schierarsi.

La partecipazione all’evento, a cui ha preso parte anche il sindaco di Caccuri, Luigi Quintieri, testimonia una crescente consapevolezza. Come ha annunciato il giornalista Emiliano Morrone, sono già state superate le 1.500 firme. “Ma non basta”, ha avvertito Morrone. “Senza una mobilitazione generale, anche della politica, la sanità pubblica in montagna non avrà futuro. Le comunità non possono essere trattate come un costo sulla base di criteri ragionieristici. Questa è l’ultima chiamata per la sopravvivenza delle nostre terre”.

La battaglia per “curare sul posto”, conclude il Comitato La Cura, è una questione di dignità e di futuro. Una richiesta di giustizia territoriale che sale forte dalle montagne della Calabria, decise a non rassegnarsi.

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