Cronaca

VIDEO- Confisca di oltre cinque milioni di euro a un imprenditore condannato per associazione mafiosa

REGGIO CALABRIA — Un patrimonio dal valore stimato in oltre 5 milioni di euro è stato definitivamente confiscato a un noto imprenditore edile di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale reggino, è stato eseguito dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

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L’operazione rappresenta il coronamento sul piano patrimoniale delle indagini scaturite dalla nota inchiesta “Eyphemos”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia dello Stretto. L’inchiesta aveva svelato gli organigrammi e gli affari della “locale” di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia, storica articolazione criminale posta sotto l’influenza della potente cosca Alvaro.

Al termine dell’iter processuale, l’imprenditore è stato condannato in via definitiva a una pena di 15 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione. Le accuse a suo carico spaziano dall’associazione di stampo mafioso all’estorsione, fino alla detenzione illegale di armi, ricettazione, coltivazione di stupefacenti e trasferimento fraudolento di valori. Secondo le risultanze investigative, l’uomo non era un semplice fiancheggiatore, bensì una figura di vertice: un vero e proprio capo e promotore di una fazione interna alla locale, con il compito di pianificare le attività illecite e individuare i canali economici attraverso cui riciclare i proventi del clan.

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Successivamente alla condanna, la Procura della Repubblica ha delegato agli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria il compito di radiografare le finanze del condannato. Gli accertamenti patrimoniali hanno permesso di mappare l’intero portafoglio di beni riconducibili all’uomo, anche se fittiziamente intestati a prestanome.

Dalle indagini è emersa una netta e ingiustificabile sproporzione tra i redditi ufficialmente dichiarati dall’imprenditore e il suo reale tenore di vita, portando gli inquirenti a ritenere che i beni accumulati fossero il frutto del reimpiego di capitali illeciti.

Su richiesta della Procura, il Tribunale ha quindi disposto la misura della sorveglianza speciale e la successiva confisca di un imponente patrimonio. Il sigillo dello Stato è scattato su una ditta individuale, due società attive nel settore delle costruzioni, sei fabbricati, tre terreni, oltre a numerosi rapporti bancari, finanziari e assicurativi, per un valore complessivo che supera i 5 milioni di euro.

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