Sicurezza sul Lavoro: Un Maggio da Brividi in Calabria. La UIL Esige una Svolta Radicale.
Sette croci piantate in meno di trenta giorni. Un bilancio di morte che trasforma il mese di maggio in un bollettino di guerra per la Calabria, un’ecatombe silenziosa che spinge la UIL, attraverso la voce ferma della sua segretaria generale Mariaelena Senese, a lanciare un ultimatum alla Regione: basta parole, servono azioni concrete, immediate, quasi chirurgiche.
Il quadro che emerge dai controlli a campione dell’Ispettorato del Lavoro non è quello di incidenti isolati, ma di un’illegalità diffusa, quasi sistemica, che avvelena il tessuto produttivo. I dati sono impietosi, quasi incredibili nella loro crudezza: nel Cosentino, 18 imprese edili su 19 ispezionate sono risultate irregolari; tra gli stabilimenti balneari, 9 su 10 operavano fuori dalle regole. A ciò si aggiungono sanzioni per centinaia di migliaia di euro elevate tra Catanzaro e Crotone per l’impiego di manodopera in nero. Questo non è un incidente. È un sistema.
Di fronte a questa carneficina, la UIL Calabria alza la voce, chiedendo di trascendere la sterile formalità del Comitato Regionale di Coordinamento, un organo la cui efficacia pratica, secondo il sindacato, resta tutta da dimostrare. «Dobbiamo fare i conti con la realtà dei fatti, una realtà intrisa di sangue e di dolore», tuona Mariaelena Senese, che riporta il dibattito sulle proposte concrete che il suo sindacato ha da tempo depositato sui tavoli istituzionali, spesso inascoltato.
La richiesta è chiara: l’attivazione immediata di un tavolo tecnico-operativo, un organismo snello, spogliato da orpelli burocratici e composto unicamente dai soggetti che detengono una responsabilità diretta nella filiera della sicurezza. Un confronto periodico, costante, basato su dati reali e non su impressioni. «Su questo la Regione deve dare una risposta immediata», incalza Senese, «perché le tragedie di questi giorni dimostrano che non c’è più un solo minuto da perdere».
Ma il cuore del problema, secondo l’analisi della UIL, risiede in una metastasi economica e normativa ben precisa. Il dito è puntato senza mezzi termini contro la logica perversa delle gare d’appalto assegnate al massimo ribasso e la nebulosa dei subappalti a cascata, un meccanismo che, frammentando la filiera produttiva, crea zone d’ombra in cui prosperano il lavoro nero, il dumping contrattuale e, inevitabilmente, un fatale disinvestimento in prevenzione e sicurezza. È in questi anfratti del sistema che la vita di un lavoratore perde valore.
«È il momento del coraggio», conclude la segretaria. Un appello che suona come un monito. La UIL Calabria si offre come interlocutore leale, ma a una condizione non negoziabile: che la collaborazione porti a risultati tangibili, misurabili in vite umane salvate. Di fronte a sette morti in un solo mese, non possono più esistere rinvii né dichiarazioni di principio. Servono scelte politiche e amministrative affilate, capaci di incidere come un bisturi nelle piaghe di un sistema malato e di prevenire le prossime, annunciate, tragedie.





