Caporalato, un orrore intollerabile: la piaga che torna a uccidere in Calabria
Aceto: serve un impegno corale, concreto e permanente, potenziando i controlli incrociati. La legge sul caporalato è uno strumento cruciale, ma va applicata con rigore.
Una scena infernale. Quattro braccianti stranieri, carbonizzati nell’abitacolo della loro auto, vittime di una tragedia che incenerisce non solo le lamiere di un veicolo, ma scuote dalle fondamenta le coscienze di un’intera nazione. Coldiretti Calabria interviene con voce ferma, definendo l’accaduto un “orrore inimmaginabile” ed esprimendo un cordoglio profondo e una vicinanza non formale alle famiglie straziate da un evento che sfida ogni logica di umanità e che non può, semplicemente, essere archiviato come una tragica fatalità.
Ci troviamo di fronte a un episodio di una gravità sconvolgente, un atto criminale e disumano che rappresenta la negazione assoluta dei valori che, giorno dopo giorno, animano centinaia di migliaia di imprese agricole in Italia. Questo non è il mondo agricolo; è un cancro che prospera nell’ombra, un sistema di sfruttamento che richiama, con la brutalità del fuoco, la necessità improrogabile di non abbassare mai la guardia contro la negazione dei diritti fondamentali. È imperativo, dunque, intensificare l’azione di controllo e di contrasto a ogni forma di lavoro sommerso, colpendo con la massima durezza chi opera nell’illegalità, avvelenando il mercato con una concorrenza sleale che danneggia tanto i lavoratori quanto le imprese oneste.
In questa battaglia, uno strumento esiste ed è potente. Coldiretti ricorda con orgoglio di essere stata in prima linea nel sostenere la legge 199 del 2016, una normativa avanzata, presentata proprio in Calabria, che ha introdotto il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”. La chiave di volta risiede nella sua piena applicazione: una legge che non solo punisce caporali e imprenditori complici con pene severe, tra cui carcere e multe salate, ma colpisce i patrimoni illeciti attraverso la confisca, mentre tutela le vittime con un fondo anti-tratta. È un arsenale normativo completo.
L’impegno, in questi anni, non si è mai arrestato, anche grazie al lavoro sinergico con la Fondazione Osservatorio Agromafie, attraverso un’instancabile attività di monitoraggio, analisi e sensibilizzazione per promuovere una cultura della legalità che deve permeare l’intera filiera agroalimentare.
Questa immane tragedia, sottolinea Coldiretti, impone una riflessione che vada oltre l’indignazione del momento, esigendo un rinnovato e granitico patto di responsabilità tra istituzioni, forze sociali e mondo produttivo. La legalità e il rispetto per la vita umana non sono principi negoziabili. Solo attraverso un fronte comune sarà possibile isolare le sacche di illegalità e difendere il lavoro vero, quello che costruisce il futuro del Paese nel pieno rispetto delle regole e della dignità.
Il presidente regionale Franco Aceto lo ribadisce con parole che pesano come macigni: “La tragedia di Amendolara è una ferita profondissima per tutta la Calabria. Siamo davanti a un orrore disumano, che provoca dolore e rabbia. Ai familiari delle vittime va il cordoglio più sincero e la vicinanza di tutto il mondo agricolo sano, quello fatto da imprese che ogni giorno lavorano nel rispetto delle regole, della dignità delle persone e della legalità. Quanto accaduto non può essere confuso con l’agricoltura calabrese, né con le migliaia di aziende oneste che presidiano i territori e creano lavoro regolare, dignitoso e trasparente. Bene ha fatto la Regione a costituirsi parte civile e questo lo sosterremo. Di fronte a quattro vite spezzate in modo così atroce non bastano le parole: serve un impegno comune, concreto e permanente, da parte delle istituzioni, delle forze dell’ordine, delle organizzazioni sociali e del mondo produttivo, per difendere il lavoro vero e la Calabria perbene.”





