Lavoro

Guerra ai “finti artigiani” in Calabria: Confartigianato pressa la Regione per controlli e sanzioni

La legge a tutela del settore è in vigore da aprile, ma mancano ancora i provvedimenti attuativi locali. Nel mirino l’uso abusivo dei termini “artigiano” e “artigianale” sul web e sulle etichette: multe fino all’1% del fatturato.

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CATANZARO – Una legge storica, attesa da anni, che rischia però di rimanere una grida manzoniana senza il braccio operativo della Regione. È questo l’allarme lanciato da Confartigianato Imprese Calabria, che chiede con forza alla Giunta regionale l’immediata operatività della normativa contro l’abusivismo professionale e la contraffazione d’immagine nel settore dell’artigianato.

La legge, entrata in vigore lo scorso 7 aprile, parla chiaro: i termini “artigiano”, “artigianato” e “artigianale” non sono più semplici aggettivi suggestivi da utilizzare liberamente a fini di marketing. Da oggi rappresentano una precisa qualifica giuridica, riservata esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di commercio. Eppure, a distanza di mesi, in Calabria manca ancora la macchina dei controlli.

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Un esercito di “fantasmi” contro le imprese reali

I numeri descrivono un fenomeno dalle proporzioni macroscopiche. Secondo le stime della Confederazione nazionale, in Italia si contano almeno 850mila “finti artigiani”, a fronte di una platea di circa 588mila imprese autentiche. Un esercito di abusivi o di operatori non qualificati che drena risorse e credibilità a settori chiave del Made in Italy e dell’economia locale: dall’agroalimentare alla moda, dall’arredamento fino ai servizi alla persona (come acconciatori ed estetisti) e alla manutenzione (idraulici, autoriparatori).

«Si tratta di una conquista storica ottenuta dopo anni di battaglie», spiegano i vertici di Confartigianato Calabria. «Tuttavia, la norma rischia di restare soltanto sulla carta se la Regione non adotterà rapidamente gli strumenti necessari per renderla pienamente operativa sul territorio».

Tolleranza zero: sanzioni severe anche per il web

La nuova disciplina non ammette zone d’ombra. Il divieto di utilizzo improprio della denominazione si applica a 360 gradi: dalle insegne fisiche alle etichette dei prodotti, passando per le campagne pubblicitarie, i siti di e-commerce e i profili social. La stretta colpisce non solo le imprese strutturate non iscritte all’Albo, ma anche i titolari di partita Iva generici e gli hobbisti che vendono beni o servizi in modo occasionale.

Per i trasgressori le sanzioni previste sono pesantissime: le multe possono raggiungere l’1 per cento del fatturato aziendale, con un limite minimo fissato a 25mila euro per ogni singolo illecito rilevato.

L’appello alla Giunta regionale

La richiesta di Confartigianato alla Regione Calabria è quella di aprire immediatamente un tavolo di confronto per definire le linee guida applicative, i soggetti preposti alle verifiche e l’iter di irrogazione delle sanzioni. L’obiettivo è evitare un’applicazione a “macchia di leopardo” sul territorio che finirebbe per favorire la concorrenza sleale.

Non si tratta, sottolinea l’associazione, di una battaglia puramente corporativa, ma di una fondamentale operazione di trasparenza a tutela dei consumatori. Chi acquista un prodotto etichettato come “artigianale” ha il diritto di sapere che dietro quel marchio c’è un’impresa reale, che rispetta determinati standard qualitativi e normativi.

«Difendere questo termine significa tutelare il lavoro, i sacrifici e gli investimenti di migliaia di veri imprenditori calabresi», conclude Confartigianato. «Non chiediamo nuova burocrazia, ma il rispetto delle regole e l’applicazione di una legge dello Stato». La palla passa ora alla Cittadella regionale di Catanzaro.

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