Fine Commissariamento Sanità in Calabria, caso dei documenti segretati: Greco (Cr-Iv) impugna il diniego di Palazzo Chigi
La consigliera regionale di Casa Riformista-Italia Viva presenta ricorso alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi. Nel mirino i dossier propedeutici alla fine del commissariamento: «Trasparenza negata, si temono pesanti passivi economici ereditati dalla Regione»
REGGIO CALABRIA – La fine del commissariamento della sanità calabrese, annunciata nei mesi scosci come una svolta storica per la regione, rischia di trasformarsi in un caso politico e giudiziario incentrato sulla trasparenza amministrativa. Al centro dello scontro c’è il ricorso formale depositato presso la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi da Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista–Italia Viva e componente della Commissione Sanità.
La consigliera ha impugnato il diniego parziale opposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri alla sua istanza di accesso agli atti dello scorso 12 luglio. Greco aveva richiesto la delibera del Consiglio dei ministri del 22 aprile e, soprattutto, tutti i relativi documenti istruttori e propedeutici. Palazzo Chigi ha tuttavia trasmesso unicamente la deliberazione, la nota di trasmissione alla Corte dei Conti e due attestazioni di seduta, escludendo la documentazione tecnica e finanziaria più rilevante con la motivazione che l’istanza risultasse “troppo estesa e generica”.
La battaglia per la trasparenza e il nodo della Corte dei Conti
«La tesi della genericità non ha alcun fondamento giuridico», replica con fermezza Filomena Greco, evidenziando come l’elenco dettagliato, i protocolli e le date dei documenti mancanti siano esplicitamente citati all’interno della stessa delibera recapitata da Roma. Si tratta di atti che compongono un unico procedimento amministrativo e che in parte sono già stati menzionati pubblicamente dal Ministro della Salute durante un’audizione alla Camera dei deputati.
La ricostruzione cronologica solleva ulteriori interrogativi. Tra i documenti non consegnati figura la delibera numero 23 del 2026 della Corte dei conti sul “non luogo a pronuncia”. «A metà agosto il Governo ha differito l’accesso sostenendo di dover attendere le valutazioni dei giudici contabili — spiega la consigliera —. Una volta acquisita quella deliberazione, che Palazzo Chigi ammette di aver ricevuto il 26 agosto, invece di consegnarla ha cambiato strategia, parlando di una richiesta troppo ampia».
Il sospetto di un accordo politico a danno dei conti regionali
Dietro la mancata ostensione dei documenti, secondo l’esponente di Casa Riformista-Italia Viva, potrebbero celarsi condizioni finanziarie penalizzanti per le casse regionali, accettate pur di sbandierare un successo politico.
«Abbiamo assistito a proclami trionfali sulla fine del commissariamento, eppure oggi si vieta a una consigliera regionale di esaminare i documenti che hanno sancito questo passaggio — incalza Greco —. Diventa inevitabile il sospetto che, dopo il cedimento sulle pre-intese dell’autonomia differenziata, il presidente Occhiuto abbia concesso un altro favore al Governo Meloni. Forse la Regione ha accettato di farsi carico di una sanità gravata da un passivo economico talmente pesante da imporre il segreto sui dossier istruttori».
La consigliera esige chiarezza sui reali vincoli imposti alla Calabria e sui rilievi sollevati sia dai ministeri affiancanti (Salute e MEF) sia dalla magistratura contabile.
Prerogative ispettive e diritto alla salute
Con il ricorso all’organo governativo di garanzia, Greco chiede l’annullamento del diniego e l’immediata trasmissione di tutti i carteggi, rivendicando il ruolo di vigilanza dell’Assemblea legislativa calabrese.
«L’attività di vigilanza di un consigliere regionale non può essere elusa o trattata come un elemento di disturbo burocratico — conclude l’esponente di CR-IV —. È in gioco il diritto dei cittadini di conoscere su quali basi contabili e giuridiche venga governata la salute pubblica in Calabria. Se l’operazione è limpida, le carte vengano esibite subito. Se invece i fascicoli nascondono prescrizioni severe o criticità finanziarie taciute all’opinione pubblica, è urgente che l’Assemblea ne sia informata. Non accetteremo una transizione gestita come un successo, ma sottratta alla trasparenza degli atti».





