Sottosegretari in Calabria, è legge tra le polemiche: “Una poltrona per due”
REGGIO CALABRIA – In un’atmosfera rovente, il Consiglio regionale della Calabria ha approvato, nella giornata del 31 marzo 2026, la controversa proposta di legge che introduce la figura dei sottosegretari. Il via libera è arrivato con i soli voti della maggioranza, dopo che l’intera opposizione ha abbandonato l’aula in segno di protesta, definendo il provvedimento “anacronistico” e un ingiustificato aggravio per le casse pubbliche.
La nuova norma, presentata dai consiglieri Pierluigi Caputo (Occhiuto Presidente) e Marco Polimeni (Forza Italia), consente al Presidente della Giunta di nominare fino a due sottosegretari. Queste figure, di nomina diretta e senza diritto di voto in giunta, avranno il compito di supportare l’attività di governo. La polemica si è accesa non solo sulla loro funzione, ma soprattutto sui costi: per loro è previsto uno stipendio pari all’84% di quello di un assessore, circa 14.000 euro lordi al mese, a cui si aggiungevano inizialmente strutture di supporto stimate tra i 400.000 e i 600.000 euro annui ciascuna.
L’opposizione non ha usato mezzi termini. Giuseppe Falcomatà (Pd) ha ironicamente evocato la celebre commedia “Una poltrona per due”, mentre il collega Giuseppe Ranuccio ha parlato di figure “ambigue e ibride”. Dure anche le parole di Filomena Greco (Casa Riformisti – Italia Viva), secondo cui “non si capisce che cosa andranno a fare”, e di Rosellina Madeo (Pd) che ha bollato la nomina come “anacronistica”. Dal Movimento 5 Stelle e dal consigliere Enzo Bruno è arrivato l’appello a un “passo indietro”, accusando la maggioranza di avere priorità “di cui c’è solo da vergognarsi”.
Proprio quando lo scontro sembrava insanabile, la maggioranza ha presentato in extremis un emendamento che ha parzialmente disinnescato la bomba dei costi. La modifica, introdotta poco prima del voto finale, riduce la struttura di supporto a una sola unità per sottosegretario e, soprattutto, introduce una clausola di “invarianza finanziaria”, prevedendo l’utilizzo di personale già in organico alla Regione.
Un risultato che l’opposizione rivendica come una vittoria politica. “Se oggi si parla di riduzione dei costi fino al 90% delle strutture,” ha dichiarato Enzo Bruno, capogruppo di “Tridico Presidente”, “è perché il tema è stato posto con forza e coerenza sin dall’inizio: prima ignorato, poi respinto, infine – nei fatti – recepito”. Secondo Bruno, la maggioranza è stata “costretta a intervenire”, dimostrando che la battaglia dell’opposizione non era ideologica ma mirava a “evitare che una legge nata per equilibri politici interni si traducesse in un ulteriore aggravio per le casse pubbliche”.




