Scacco alla truffa del “finto Carabiniere”: due uomini del napoletano bloccati da un’ordinanza cautelare
Una telefonata angosciante, la notizia di un parente coinvolto in un grave incidente e la richiesta urgente di denaro per “sistemare le cose”. Un copione tristemente noto, quello della truffa del “finto Carabiniere”, che lo scorso 27 ottobre 2025 ha intrappolato un’anziana di San Calogero, nel vibonese, costretta a consegnare contanti e gioielli per un valore di circa 14.000 euro. Oggi, però, quella storia ha un epilogo diverso: i Carabinieri hanno stretto il cerchio attorno ai presunti responsabili.
All’alba di oggi, i militari della Stazione di San Calogero, con il supporto dei colleghi di Pomigliano d’Arco e Napoli Marianella, hanno eseguito un’ordinanza di obbligo di dimora emessa il 28 maggio dal G.I.P. del Tribunale di Vibo Valentia. I destinatari sono due uomini, residenti rispettivamente a Napoli e Afragola, ritenuti, sulla base delle prove raccolte, gravemente indiziati di essere gli autori di quel raggiro.
L’indagine, meticolosa e complessa, è scattata subito dopo la denuncia. I Carabinieri di San Calogero hanno riavvolto il nastro di quella giornata, ricostruendo la dinamica della truffa: mentre un sedicente militare teneva la vittima al telefono, tessendo una tela di menzogne e urgenza, un complice si materializzava alla sua porta per riscuotere il “prezzo” della libertà del congiunto. Un inganno crudele che ha fruttato un bottino ingente, fatto di risparmi di una vita e ricordi preziosi. L’attività investigativa ha permesso di dare un volto e un nome ai presunti truffatori, raccogliendo un quadro indiziario che l’Autorità Giudiziaria ha ritenuto solido e sufficiente per l’emissione della misura cautelare.
Questo successo si inserisce in un fronte molto più ampio, quello del contrasto a una vera e propria piaga sociale che specula sulla fragilità degli anziani. Un fenomeno che l’Arma dei Carabinieri combatte senza sosta su tutto il territorio nazionale. Solo nella provincia di Vibo Valentia, nel corso dell’anno precedente, le indagini hanno portato al deferimento in stato di libertà di altre sei persone, accusate di episodi analoghi che avevano generato profitti illeciti per oltre 20.000 euro, dimostrando la pervasività di una criminalità tanto odiosa quanto redditizia.





