«La ‘ndrangheta cresce dove c’è disuguaglianza»: a Olivadi “Il Tempo del Male”, la scrittura militante di Santo Gioffrè
OLIVADI (CATANZARO) – 30 luglio 2026 — «La ‘ndrangheta si alimenta delle disuguaglianze. Se riuscissimo a eliminarle, perderebbe la sua forza». Con questa dichiarazione netta, Santo Gioffrè ha tracciato la rotta del dibattito svoltosi nell’ex chiesetta dell’Addolorata, in contrada Paraspiti a Olivadi. L’occasione, la presentazione del suo ultimo romanzo Il tempo del male, si è rapidamente trasformata in un’arena di discussione civile, dove la letteratura si è fatta strumento d’indagine sul destino della Calabria.
L’incontro, promosso dall’associazione culturale Livadìa guidata da Daniele Tommaso Mellace e moderato dalla giornalista Maria Rita Galati, ha visto l’autore confrontarsi con il consigliere regionale Enzo Bruno (capogruppo di Tridico Presidente) e con Paolo Napoli, docente presso l’EHESS di Parigi.
Una scrittura militante contro l’oblio
Lungi dal considerare la propria opera come un semplice esercizio di stile, Gioffrè ha rivendicato con forza il valore politico dell’arte: «La mia è una scrittura militante», ha chiarito, spiegando come il romanzo nasca dall’urgenza di sottrarre all’oblio eventi storici reali che hanno segnato profondamente la Calabria e l’intero Paese.
Al centro della narrazione c’è Gesualdo, un medico che tenta di rifarsi una vita lontano dalla sua terra d’origine senza mai riuscire a spezzare quel legame viscerale. Sebbene la trama prenda le mosse da elementi fortemente autobiografici e dalla drammatica faida di Seminara, l’autore evita accuratamente la spettacolarizzazione del fenomeno criminale. La faida non è lo spettacolo, ma il pretesto narrativo per mostrare come quel “male” primordiale si sia oggi camuffato sotto nuove spoglie: lo spopolamento e l’emigrazione giovanile.
Lo spopolamento e le nuove sfide sociali
Per Gioffrè, la vera emergenza contemporanea è l’emorragia demografica che rischia di desertificare il territorio nel giro di un decennio. Una crisi strutturale alimentata dalla carenza di servizi e prospettive, che rischia di essere ulteriormente esasperata dalle riforme sull’autonomia differenziata, destinate – secondo lo scrittore – ad allargare la forbice tra Nord e Sud.
Su questa linea si è innestato l’intervento di Enzo Bruno, che ha ripercorso la poliedrica figura dell’autore, capace di osservare le ferite della Calabria attraverso le lenti del medico, del politico e dell’intellettuale. Bruno ha evidenziato come Il tempo del male sia un potente richiamo alla responsabilità civile:
- Non bisogna rassegnarsi all’inevitabilità del declino.
- È necessario colpire i patrimoni mafiosi in modo sistematico.
- I beni confiscati devono essere restituiti alla collettività per diventare volano di sviluppo concreto.
La diagnosi del male: oltre lo stereotipo
Il professor Paolo Napoli ha offerto una lettura filosofica e strutturale dell’opera, rintracciando un legame profondo tra la professione medica dell’autore e la sua tecnica narrativa. Secondo Napoli, Gioffrè applica alla società la stessa capacità diagnostica che un medico riserva ai corpi malati, individuando i sintomi delle patologie sociali senza mai cedere a facili stereotipi o a nostalgie folkloristiche. La memoria, in quest’ottica, non è un rifugio passivo ma una bussola dinamica per orientarsi nel presente.
L’incontro di Olivadi ha così dimostrato come il racconto del “male” non sia un atto di resa o di rassegnazione, bensì il primo, indispensabile passo per riconoscerlo, isolarlo e impedirgli di diventare la norma.






