Crotone, parte il progetto sull’affido familiare: nasce la “parentela sociale” per sostenere i minori
CROTONE – Costruire una rete di protezione che vada oltre i confini della famiglia tradizionale, trasformando la solidarietà in un dovere collettivo. È questo il cuore del progetto “Una comunità che accoglie: il progetto Affido Familiare dell’Ambito Territoriale Sociale di Crotone”, presentato ufficialmente nella Sala Consiliare “Falcone e Borsellino” alla presenza di istituzioni, operatori sociali e rappresentanti del Terzo Settore.
L’iniziativa punta a ridisegnare il welfare locale introducendo il concetto chiave di “parentela sociale”: l’idea che la crescita e la tutela dei minori non siano un affare privato o una delega esclusiva ai servizi sociali, ma una responsabilità condivisa dall’intera comunità.
Un’alleanza tra sette Comuni
Il progetto coinvolge l’intero Ambito Territoriale Sociale di Crotone, che vede il capoluogo nel ruolo di ente capofila affiancato dai Comuni di Belvedere di Spinello, Cutro, Isola di Capo Rizzuto, Rocca di Neto, San Mauro Marchesato e Scandale. L’obiettivo delle amministrazioni è chiaro: strutturare un sistema di accoglienza integrato che metta al centro i diritti dei minori e il sostegno concreto ai nuclei familiari in temporanea difficoltà.
«L’affido familiare è uno strumento concreto di tutela dei bambini e un investimento sul futuro della nostra comunità», ha dichiarato l’assessore alle Politiche Sociali di Crotone, Maria Lucia Cosentino. «Come istituzioni abbiamo il compito di creare le condizioni affinché chi desidera accogliere possa farlo con consapevolezza e con il necessario supporto. Vogliamo che ogni cittadino si senta parte attiva della risposta».
Accoglienza su misura: non serve essere “supereroi”
Uno dei messaggi centrali emersi dal tavolo dei relatori è il superamento del mito dell’affidatario ideale. L’affido non richiede requisiti straordinari, ma disponibilità al confronto e all’accompagnamento. Inoltre, la formula non è necessariamente quella del tempo pieno.
«La risposta al bisogno non passa per forza da un affido h24», ha spiegato Marilena Di Lollo del Centro Studi Affido, evidenziando i dati emersi da una mappatura locale che fotografa un divario significativo tra la richiesta di accoglienza e le disponibilità attuali. «Esistono diverse formule: dall’affido diurno a quello part-time, fino alla vicinanza solidale. Ognuno può contribuire in base alle proprie possibilità e al proprio tempo».
Il percorso: accompagnamento in ogni fase
Per i cittadini interessati a muovere i primi passi, il percorso prevede un iter strutturato di informazione, orientamento e formazione, gestito da un’équipe multidisciplinare composta da assistenti sociali, psicologi ed educatori.
«Il primo passo è semplicemente informarsi», ha precisato Maria Rizzo, referente del progetto per i Servizi Sociali del Comune di Crotone. «La famiglia o il singolo non vengono mai lasciati soli: i servizi garantiscono un monitoraggio e un sostegno costante prima, durante e dopo l’esperienza di affido».
Un lavoro di rete che vede in prima linea anche l’Azienda Sanitaria Provinciale. Sara Angotti (ASP) ha rimarcato l’importanza dell’integrazione socio-sanitaria: «Mettere in rete competenze diverse significa costruire un percorso più attento ai bisogni del bambino e più sicuro per chi accoglie». Sulla stessa linea Alessandra Mesoraca, funzionaria dei Servizi Sociali comunali, che ha definito l’affido «un patrimonio che deve diventare dell’intera comunità».
La testimonianza
A dare un volto e una voce all’esperienza quotidiana dell’accoglienza è stata la giornalista Francesca Caiazzo, che ha condiviso la propria testimonianza diretta. Il suo racconto ha mostrato come l’affido sia, nella pratica, un esercizio di rispetto e reciprocità: aprire le porte della propria vita a un minore senza pretendere di sostituirsi alla sua famiglia d’origine, ma offrendo una figura adulta di riferimento e un porto sicuro in cui crescere.
L’Ambito Territoriale di Crotone fa dunque appello alla cittadinanza per colmare il vuoto tra la domanda di tutela e le risorse disponibili. Per ricevere informazioni e manifestare la propria disponibilità, è possibile contattare direttamente gli uffici dei Servizi Sociali dell’Ambito.





