Politica

Referendum Sottosegretari, Barbuto (M5S): «Occhiuto nel caos e nel panico da referendum. Annuncia controricorsi e retromarce pur di non far votare i calabresi»

REGGIO CALABRIA – Pochi giorni. Tanto è bastato per scivolare dagli insulti via social a un vero e proprio cortocircuito istituzionale. La miccia è il verdetto della Corte d’Appello; la reazione, secondo Elisabetta Barbuto, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, è il ritratto del disorientamento. «Le ultime dichiarazioni del Presidente Occhiuto – attacca l’esponente pentastellata – certificano una sola cosa: il panico da referendum. La paura, pura e semplice, del giudizio dei cittadini».

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Il governatore annuncia fumosi controricorsi. Al contempo, però, mette le mani avanti: se dovesse perdere ancora, abrogherà la norma sui Sottosegretari. Una giravolta che Barbuto non esita a definire grottesca.

«Prima definisce l’opposizione “sfigata” perché difende le regole. Poi si arrocca nell’idea di una battaglia legale. Infine, cala la maschera». La tesi del M5S è lineare: pur di evitare che il popolo si esprima, la maggioranza sarebbe pronta a sacrificare quelle stesse poltrone che per mesi ha blindato. Ma allora, si chiede la consigliera, se quelle figure erano davvero così strategiche per lo sviluppo della Calabria, perché oggi si dice pronto a cancellarle pur di bloccare le urne? «La risposta è semplice: sa perfettamente che i calabresi boccerebbero sonoramente questo inutile spreco di denaro pubblico».

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Per l’esponente d’opposizione, si tratta di un accanimento terapeutico sulle spalle delle istituzioni regionali. Un’ostinazione dannosa, utile solo a puntellare una narrazione politica ormai ridotta in frantumi, anziché accogliere con umiltà la lezione di diritto arrivata dall’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum.

Da qui, l’appello finale. Diretto, senza sconti.

«Presidente Occhiuto, risparmi alla Calabria questa ennesima recita. Se ha capito di essere nel torto, faccia marcia indietro subito. Torni in Consiglio, abroghi questa norma pasticciata e restituisca dignità allo Statuto». Per Barbuto, d’altronde, le priorità della “Calabria reale” sono altre e ben più urgenti delle poltrone: l’acqua che manca a Crotone, il dramma dei lavoratori di Konecta lasciati per strada e una sanità pubblica ormai al collasso.

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