Terreni in fiamme a Rosarno: nuova, pesante intimidazione a Patrizia Rodi Morabito
Il fuoco come firma, il silenzio della campagna spezzato dall’ennesimo sfregio. Nelle campagne di Rosarno, nel cuore ferito della provincia di Reggio Calabria, la violenza criminale è tornata a colpire con precisione chirurgica la Tenuta Badia, l’azienda agricola di Patrizia Rodi Morabito. Un attacco frontale, l’ennesimo, a chi ha scelto di scommettere sulla legalità in un territorio difficile.
Una terra che fuma: la cronaca del raid
La scoperta è avvenuta all’alba, quando un operaio dell’azienda si è trovato davanti a uno scenario desolante: fumo denso, terra annerita e l’odore acre della distruzione. Ignoti hanno appiccato il fuoco devastando sistematicamente gli impianti di kiwi e ampi tratti di uliveto. Le fiamme, propagatesi rapidamente, hanno lasciato dietro di sé danni ingenti e una ferita profonda al patrimonio produttivo della tenuta.
Non si tratta, purtroppo, di un fulmine a ciel sereno. Questo rogo rappresenta soltanto l’ultimo tassello di un mosaico di vessazioni ben più ampio. Negli ultimi mesi, infatti, la Tenuta Badia è stata bersaglio di una sequenza ininterrotta di furti e danneggiamenti, tra cui la razzia sistematica di quintali di arance pronti per la raccolta. Una pressione costante, asfissiante, che mira a logorare la resistenza dell’impresa.
Chi è Patrizia Rodi Morabito: il coraggio del ritorno e il muro della ‘ndrangheta
Patrizia Rodi Morabito non è una figura qualunque nel panorama economico reggino. Dirigente di Coldiretti e membro attivo della giunta della Camera di Commercio di Reggio Calabria, l’imprenditrice aveva compiuto nel 2012 una scelta forte: ritornare nella sua Calabria per prendere in mano le redini dell’azienda di famiglia, valorizzando le risorse della Piana di Gioia Tauro.
Una scelta di campo che, evidentemente, disturba dinamiche consolidate. Il coordinamento locale di Libera non ha usato giri di parole per definire l’accaduto, parlando apertamente di un gesto dai «chiari tratti della violenza mafiosa». L’obiettivo della criminalità organizzata appare evidente: piegare chi non si piega, colpire chiunque osi fare impresa rispettando le regole e rifiutando logiche di sottomissione.
La solitudine del presidio e il bisogno di risposte
Questo nuovo incendio ripropone con urgenza drammatica il tema della sicurezza per gli imprenditori agricoli nella Piana di Gioia Tauro. Gestire un’azienda in queste aree significa spesso trovarsi in prima linea, esposti a ritorsioni che colpiscono il lavoro di anni nello spazio di una notte.
La solidarietà, giunta immediata da più parti, da sola non può bastare. Di fronte a questa nuova e pesante intimidazione, emerge con forza la necessità di un sostegno concreto e costante da parte delle istituzioni e della società civile. Difendere il lavoro di Patrizia Rodi Morabito significa difendere l’idea stessa che in Calabria sia possibile fare impresa in modo libero, pulito e dignitoso.





