VIDEO – Colpo al patrimonio dei clan a Isola Capo Rizzuto: sequestrati beni per 140mila euro a un affiliato alla cosca Arena
ISOLA DI CAPO RIZZUTO – La terra, i trattori, il potere silenzioso delle estorsioni nelle campagne. C’è tutto il peso dell’egemonia criminale nei beni sottratti questa mattina dai Carabinieri a un trentaseienne del posto, ritenuto elemento organico alla ’ndrina dei “Macario”, storico satellite della potente cosca Arena. I militari della Sezione Operativa della Compagnia di Crotone, supportati dai colleghi della Tenenza locale, hanno apposto i sigilli a un patrimonio stimato in circa 140.000 euro, dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Seconda Sezione Penale del Tribunale di Catanzaro.
L’uomo, nato a Crotone nel 1990 e attualmente già detenuto, era finito nella rete della Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito della maxi-inchiesta “Meltemi”. Un’indagine complessa, avviata nella primavera del 2019 e culminata nel dicembre del 2023 con l’arresto di nove persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, rapina, estorsione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Al centro del mirino degli inquirenti c’era il controllo asfissiante del territorio rurale e della frazione costiera di Marinella, dove il clan imponeva la propria legge, piegando i proprietari terrieri con minacce e pressioni di chiaro stampo mafioso.
I sigilli sono scattati su un terreno agricolo di circa due ettari situato in contrada Vermica e su due imponenti mezzi agricoli, un trattore New Holland e un Massey Ferguson 390. Risorse strategiche per l’economia agricola locale, che secondo gli investigatori erano nella disponibilità del sodalizio criminale.
L’operazione odierna dimostra, ancora una volta, quanto sia cruciale l’aggressione ai patrimoni illeciti per scardinare la penetrazione della ‘ndrangheta nel tessuto economico sano. Gli accertamenti patrimoniali dei Carabinieri, fatti di incroci di banche dati, visure e analisi dei flussi finanziari, hanno svelato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni effettivamente riconducibili all’indagato. Un lavoro sinergico e silenzioso, coordinato dalla DDA di Catanzaro sotto la guida del Procuratore Salvatore Curcio, volto a restituire legalità e respiro a un territorio troppo a lungo soffocato dalla morsa dei clan.





