Cronaca

Sabotaggio o furto di rame? La Calabria ferroviaria si risveglia spezzata in due

Un attacco silenzioso, chirurgico, sferrato nell’ombra della notte in più punti strategici della rete. La Calabria ferroviaria si è svegliata paralizzata, ostaggio di un blackout tecnologico che ha letteralmente reciso i collegamenti tra il Tirreno cosentino e lo Jonio crotonese. Chilometri di cavi tranciati di netto. Non un semplice guasto, ma un doppio colpo simultaneo che solleva interrogativi inquietanti e lascia a terra migliaia di passeggeri, intrappolati in un venerdì di pura passione.

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L’assalto ai cavi: la dinamica del blocco

La scoperta dei tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) è avvenuta alle prime luci dell’alba, rivelando uno scenario desolante. Sulla dorsale Tirrenica, l’arteria vitale che collega il Sud al resto d’Italia, i cavi sono stati tagliati nella tratta compresa tra San Lucido e Longobardi. Quasi contemporaneamente, sul versante opposto, la linea Jonica subiva lo stesso identico trattamento tra Cutro e Isola Capo Rizzuto.

Nel mirino dei responsabili sono finiti sia i preziosi cavi in rame sia i moderni filamenti in fibra ottica, essenziali per la trasmissione dei dati e la gestione in sicurezza dei segnali luminosi. Il risultato? Sistemi di comunicazione completamente ciechi.

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La reazione a catena è stata immediata e devastante per la mobilità. La circolazione è stata sospesa di colpo sulla direttrice Battipaglia-Paola, congelando di fatto i collegamenti a lunga percorrenza. Identico destino per le linee regionali Salerno-Paola, Catanzaro Lido-Taranto, Sibari-Paola e Cosenza-Paola. Per ore, i tabelloni delle stazioni hanno mostrato solo cifre a tre zeri alla voce “ritardo”, mentre le cancellazioni si accumulavano e i viaggiatori venivano dirottati su una flotta di bus sostitutivi, insufficiente a contenere l’emergenza.

Caccia ai responsabili: l’ombra del sabotaggio

Sul caso ha aperto un fascicolo d’indagine la Procura di Paola. Gli investigatori della Polizia Ferroviaria e i Carabinieri stanno passando al setaccio i punti sensibili in cui sono avvenuti i tagli, alla ricerca di tracce utili o impronte.

Al momento, le piste sul tavolo degli inquirenti sono due. La prima, più classica, porta al furto di rame, il cosiddetto “oro rosso”, un mercato clandestino sempre florido. Tuttavia, la contemporaneità degli eventi in aree così distanti e il taglio sistematico della fibra ottica – priva di valore commerciale sul mercato ricettatore – spingono gli investigatori a non escludere una seconda ipotesi, decisamente più inquietante: quella del sabotaggio deliberato. Perché colpire contemporaneamente Tirreno e Jonio? Chi beneficia di un simile caos?

Mentre le forze dell’ordine cercano risposte, le squadre tecniche di RFI lavorano contro il tempo in una corsa contro i minuti per giuntare i cavi e ripristinare i contatti elettrici. La normalità tornerà solo gradualmente, ma la ferita resta. Questo episodio accende nuovamente i riflettori sulla fragilità intrinseca delle infrastrutture del Mezzogiorno. Pochi tagli mirati in punti isolati sono bastati a isolare un’intera regione, dimostrando come la sicurezza dei trasporti sia un tema tanto cruciale quanto, purtroppo, ancora vulnerabile.

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