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Scontro sul Futuro della Calabria: Costruttori e Ambientalisti divisi dalla Legge sul Ripristino della Natura

Il Piano Nazionale di attuazione della “Nature Restoration Law” europea accende il dibattito. ANCE denuncia il rischio di paralisi per edilizia e sviluppo, i naturalisti replicano: «È un obbligo di legge e la nostra unica occasione per un futuro sostenibile».

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CATANZARO – 23 MAGGIO 2026. Il futuro del territorio calabrese è al centro di un aspro confronto che vede contrapposti due mondi e due visioni opposte. Da un lato, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE), che lancia un allarme sulla potenziale paralisi economica; dall’altro, un fronte compatto di associazioni ambientaliste e comitati di cittadini, che difendono a spada tratta le nuove norme come un’ancora di salvezza per l’ambiente e la salute pubblica.

Oggetto del contendere è la bozza del Piano Nazionale di Ripristino della Natura (PNR), il documento con cui l’Italia si appresta a recepire il Regolamento UE 2024/1991, la cosiddetta “Nature Restoration Law”.

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La Posizione di ANCE: «Così si blocca lo sviluppo»

In una lettera inviata a tutti i parlamentari calabresi, i vertici di ANCE Calabria hanno espresso fortissima preoccupazione. Secondo i costruttori, il Piano nazionale va ben oltre quanto richiesto dall’Europa, introducendo una forma di «gold plating»: un recepimento della norma più restrittivo che rischia di ingessare l’intero sistema produttivo.

Le critiche principali si concentrano su tre punti:

  1. Stop all’Edilizia: L’introduzione di vincoli di inedificabilità sugli spazi verdi urbani e la proposta di una sospensione dei titoli edilizi dal 2026 al 2030 vengono viste come una vera e propria “moratoria” che congelerà ogni nuovo intervento, dalla rigenerazione urbana alle infrastrutture.
  2. Paralisi Amministrativa: La creazione di nuovi strumenti non previsti dall’ordinamento, come il “Piano urbano della natura”, e l’introduzione del criterio di “bilancio netto zero” (che impone di compensare ogni metro quadro di suolo consumato) renderebbero, secondo ANCE, quasi impossibile approvare nuovi progetti, aumentando burocrazia e contenziosi.
  3. Danno Economico: Per i costruttori, l’approccio del Piano è sbilanciato e non tiene conto della necessità di crescita economica. La loro richiesta è chiara: servono modifiche per salvaguardare lo sviluppo, eliminare i blocchi e promuovere un approccio “equilibrato” che non sacrifichi l’economia sull’altare dell’ambiente.

La Risposta degli Ambientalisti: «È un Obbligo di Legge per la Nostra Sopravvivenza»

Di tutt’altro avviso è il mondo ambientalista, che risponde punto su punto, forte del sostegno della normativa europea. Per loro, il Piano non è una scelta, ma l’attuazione doverosa di un obbligo giuridico vincolante per tutti gli Stati membri. La Nature Restoration Law, pilastro della Strategia UE per la Biodiversità, impone di ripristinare almeno il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030.

La loro contro-argomentazione ribalta la prospettiva di ANCE:

  1. Non uno Stop, ma una Svolta: Quella che ANCE chiama “moratoria”, per gli ambientalisti è una “pausa di riflessione indispensabile” per fermare la speculazione e permettere ai Comuni di adeguarsi a un modello di sviluppo finalmente sostenibile. I vincoli sul verde non sono un ostacolo, ma uno “scudo” per proteggere la salute pubblica, mitigare le ondate di calore e prevenire il rischio idrogeologico.
  2. Non Paralisi, ma Responsabilità: Il principio del “bilancio netto zero” non è un impedimento, ma una regola di pura equità: è la fine dell’era del saccheggio e l’inizio di quella della responsabilità. Non si può più prendere dalla natura senza restituire.
  3. Non un Danno, ma un Investimento: Gli ambientalisti sostengono che il vero danno economico derivi dal non agire. Il modello di sviluppo difeso dai costruttori ha presentato un conto salatissimo in termini di alluvioni, siccità e inquinamento. Il Piano non blocca lo sviluppo, ma lo ridefinisce, legandolo al benessere dei cittadini e alla salute di un ambiente che è la precondizione per qualsiasi crescita duratura.

Lo scontro, quindi, è tra due visioni del futuro. Da una parte chi chiede di continuare a costruire per sostenere l’economia, dall’altra chi afferma che l’unica economia possibile sia quella che nasce dal rispetto e dal ripristino della natura. La decisione finale spetterà ai parlamentari, chiamati a scegliere quale Calabria immaginare per le prossime generazioni.

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