Cronaca

Colpo al cuore dei clan di Reggio: 79 arresti nel maxi blitz che fa tremare la ’Ndrangheta

REGGIO CALABRIA – Il silenzio dell’alba spezzato dal suono delle sirene, poi il blitz. Oltre cinquecento uomini tra Poliziotti e Carabinieri hanno setacciato la città e l’hinterland, stringendo le manette ai polsi di 79 persone. È questo il bilancio di una mastodontica operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria, che ha inferto un fendente durissimo alle storiche e blasonate dinastie criminali dei De Stefano, Tegano e Condello. Le accuse? Un campionario criminale pesante come un macigno: si va dall’associazione mafiosa al traffico internazionale di stupefacenti, fino a un sistematico e soffocante giro di estorsioni.

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Un’offensiva imponente nel cuore del mandamento reggino

L’azione, pianificata nei minimi dettagli e scattata alle prime luci del giorno, ha visto l’impiego di reparti speciali, elicotteri e unità cinofile. Un dispiegamento di forze imponente, necessario per smantellare una rete protettiva radicata da decenni nei quartieri chiave di Reggio Calabria.

Le indagini, complesse e durate anni, hanno permesso agli inquirenti di mappare non solo l’organigramma militare dei clan, ma anche la fitta rete di gregari e colletti bianchi che ne garantivano l’operatività quotidiana. Non si è trattato di un semplice intervento di routine, bensì di una vera e propria operazione di bonifica territoriale in aree dove lo Stato, per troppo tempo, è stato percepito come un’entità lontana.

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La morsa del pizzo e i fiumi di cocaina: così i clan controllavano il territorio

Due i pilastri su cui poggiava l’impero economico dei clan colpiti: il controllo capillare del territorio attraverso il racket e il business miliardario della droga.

Sul fronte delle estorsioni, gli inquirenti descrivono uno scenario desolante ma purtroppo noto. Nessuno sfuggiva alla tassa della “sicurezza”: dal piccolo commerciante di quartiere al grande imprenditore edile impegnato nei cantieri pubblici. Il pagamento del “pizzo” non era solo una fonte di guadagno, ma un vero e proprio strumento di sovranità criminale, una firma d’autore posta su ogni attività economica della zona. Chi non pagava, semplicemente non lavorava. O subiva ritorsioni.

Parallelamente, l’inchiesta ha svelato i dettagli di un florido canale di approvvigionamento di stupefacenti. La cocaina, importata attraverso rotte internazionali grazie ai solidi contatti dei De Stefano-Tegano-Condello con i cartelli sudamericani, veniva poi distribuita capillarmente sul territorio attraverso gruppi satellite, garantendo un flusso costante di liquidità pronto per essere reinvestito nell’economia legale.

La sfida dello Stato: “Non abbassare la guardia”

Se l’operazione odierna rappresenta indubbiamente uno dei colpi più duri inferti alla criminalità organizzata calabrese negli ultimi anni, la magistratura predica prudenza. I vertici della Dda hanno ribadito che l’arresto dei quadri dirigenti e dei gregari è solo un passaggio. La vera sfida, ora, sarà impedire che il vuoto di potere generato da questi 79 arresti venga rapidamente colmato dalle nuove leve, pronte a riorganizzarsi sotto altre insegne. La pressione dello Stato sul territorio dovrà rimanere asfissiante.

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