Suppletive, una poltrona per uno: a Reggio Calabria va in scena la commedia (amara) della destra spaccata
Come nel celebre film di Natale, la sfida per il singolo seggio alla Camera si trasforma in una scommessa cinica sulla pelle del territorio. Forza Italia schiera il “tecnico” romano Roscioli, Vannacci risponde con il dissidente Giannetta. E il centrosinistra spera nel terzo incomodo.
REGGIO CALABRIA – Ricordate Louis Winthorpe e Billy Ray Valentine, i protagonisti di “Una poltrona per due” scambiati di ruolo per il cinico divertimento di due ricchi duchi? Nelle elezioni suppletive per il collegio uninominale 05 di Reggio Calabria, in programma il 27 e 28 settembre, la trama è incredibilmente simile, ma con una variante sostanziale: qui la poltrona da spartirsi alla Camera dei Deputati è una sola. E a giocarci a scacchi, in una scommessa che ha ormai assunto i contorni di una resa dei conti nazionale, sono i leader del centrodestra di governo e i nuovi volti della destra nostrana.
Quello che sulla carta doveva essere un tranquillo passaggio di consegne per un singolo seggio alla Camera dei Deputati si è trasformato, nel giro di poche settimane, in un cruciale laboratorio politico nazionale e in una spietata resa dei conti interna alla destra italiana. Il prossimo 27 e 28 settembre, i cittadini di 71 comuni della città metropolitana di Reggio Calabria saranno chiamati alle urne per le elezioni suppletive nel collegio uninominale 05. L’obiettivo formale è sostituire il deputato azzurro Francesco Cannizzaro, recentemente eletto sindaco. L’obiettivo reale, per tutte le forze in campo, è misurare i rapporti di forza in vista dei futuri equilibri del Paese.
La mappa dei candidati: tecnici, medici e sovranisti
Il centrodestra di governo si presenta al voto con il nome di Fabio Roscioli, avvocato romano e tesoriere nazionale di Forza Italia. Una scelta “tecnica”, fortemente voluta dallo stesso Cannizzaro e blindata dai vertici della coalizione, pensata per completare la legislatura senza innescare appetiti locali a lungo termine.
Sul fronte opposto, il centrosinistra è riuscito a trovare una faticosa sintesi attorno alla figura di Frank Benedetto, noto cardiologo reggino. Sostenuto da una coalizione che va dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, fino alle forze della sinistra e dell’area riformista, Benedetto tenta di ricomporre le storiche fratture dell’amministrazione locale guidata da Giuseppe Falcomatà. La sua sfida più grande, tuttavia, resta quella di mobilitare un elettorato rassegnato, spiegando che questo voto non è un mero esercizio accademico ma l’elezione di un rappresentante effettivo del territorio.
A rompere gli schemi del bipolarismo tradizionale è però il debutto assoluto del simbolo di Futuro Nazionale, la creatura politica del generale Roberto Vannacci. Per la prima volta sulla scheda elettorale, il movimento sovranista schiera Domenico Giannetta, ex capogruppo regionale di Forza Italia. Una candidatura che ha immediatamente provocato un terremoto politico nella maggioranza calabrese. A chiudere il quadro si aggiunge Francesco Toscano, leader di Democrazia Sovrana Popolare, che punta a intercettare il voto di protesta con una campagna improntata alla critica radicale dell’intero sistema politico.
La guerra del Sud: il duello tra Occhiuto e Vannacci
La spaccatura nel campo conservatore ha assunto toni da scontro totale. La candidatura di Giannetta sotto le insegne di Vannacci è stata vissuta dai vertici regionali di Forza Italia come un tradimento imperdonabile. Il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, ha reagito con durezza inusuale, decretando l’immediata espulsione di Giannetta dalla maggioranza in Consiglio regionale.
“Il mio governo non ha nulla a spartire con chi sceglie Vannacci”, ha tuonato Occhiuto, accusando il generale di voler importare in Italia un modello politico estremista simile a quello della destra tedesca di Alternative für Deutschland (AfD). Per il governatore, inseguire le parole d’ordine populiste è un errore strategico: la leadership del centrodestra deve rimanere ancorata al profilo moderato e riformista di Giorgia Meloni e di Forza Italia.
Di contro, Vannacci non ha risparmiato colpi, definendo Forza Italia una forza politica “rancida e poltronara” e attaccando duramente la candidatura di Roscioli, descritto come un “paracadutato” romano, un avvocato legato alla famiglia Berlusconi estraneo ai problemi della Calabria. Per il generale, la candidatura del medico Giannetta rappresenta invece l’alternativa del territorio contro il notabilato azzurro. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: fare di Reggio Calabria la propria “Sassonia futurista”, dimostrando che il vento del sovranismo può soffiare forte anche nel Mezzogiorno d’Italia.
Gli argini moderati e le incognite del voto
In questo clima di forte polarizzazione, si muovono anche figure storiche della destra locale come l’ex governatore Giuseppe Scopelliti. Quest’ultimo si è proposto come argine morale e politico all’avanzata del populismo di Vannacci, richiamando gli elettori alla tradizione di una destra sociale e di governo radicata sul territorio, invitando a sostenere compattezza attorno al candidato unitario della coalizione.
Il voto di Reggio Calabria, pur limitato geograficamente, si configura così come un test spietato. Per il centrosinistra sarà la prova del nove sulla tenuta del “campo largo” in un territorio storicamente complesso. Per il centrodestra, invece, sarà il primo vero scontro sul campo tra la linea moderata e di governo e la nuova destra radicale. I risultati del 28 settembre diranno se l’esperimento di Vannacci è destinato a ridisegnare la geografia politica italiana o se l’argine del centrodestra tradizionale riuscirà a tenere.





