LifestyleTrending News

Sanità di montagna: a Longobucco la sfida per non morire di isolamento. CGIL e ASP di Cosenza a confronto sul futuro della Sila Greca.

LONGOBUCCO (CS) – C’è un momento preciso in cui la geografia si trasforma in un destino, quasi sempre ingiusto. Accade quando vivere a mille metri di quota, tra le curve della Sila Greca, significa dover calcolare il valore della propria vita in minuti di attesa. Un’ora e dieci per un’ambulanza. Forse di più.

Pubblicità
Pubblicità

Non si è parlato solo di camici bianchi o di bilanci, ieri sera, in una piazza Fosso gremita e tesa. Il dibattito pubblico «Sanità, Territorio, Futuro», organizzato dalla Camera del Lavoro CGIL, è scivolato rapidamente oltre i confini della cronaca locale. È diventato un manifesto politico ed esistenziale sullo spopolamento, sulla dignità del restare e su quella strana democrazia al contrario che divide l’Italia in cittadini di serie A e di serie B.


La trincea del quotidiano e lo spettro delle “scatole vuote”

Ad aprire il confronto è stato il giornalista Natalino Stasi, con una provocazione che ha ridefinito i contorni della serata: «Il diritto alla salute non può dipendere dal codice postale».

Pubblicità

Una verità elementare, che a Longobucco suona però come una conquista da strappare con i denti. Antonio Baratta, storico punto di riferimento della CGIL locale, ha ripercorso gli anni di una mobilitazione durissima, culminata persino con l’occupazione dell’aula consiliare. Tre richieste, semplici fino a rasentare l’ovvietà in qualsiasi paese civile: una guardia medica attiva H24, un medico di base, un’ambulanza sul territorio.

«La telemedicina può salvare una vita, certo. Ma non è la panacea di tutti i mali», ha avvertito Baratta, lo sguardo rivolto a una platea dove i capelli bianchi superano di gran lunga le teste dei giovani. «Qui oltre il 30% della popolazione ha più di sessantacinque anni. Le nuove Case di Comunità sono un’ottima notizia, ma vanno riempite di medici e specialisti. Altrimenti rischiamo di inaugurare bellissime cattedrali nel deserto. Scatole vuote».

Il sindaco Giovanni Pirillo ha provato a gettare acqua sul fuoco delle polemiche, rivendicando i primi frutti di un dialogo serrato con l’azienda sanitaria: la Casa di Comunità che prende forma, l’avvio della “Bottega della Salute”. «Uno spiraglio c’è», ha ammesso il primo cittadino, individuando però il vero nodo gordiano nella fuga dei professionisti verso il privato, attratti da compensi e condizioni di lavoro che il pubblico non riesce più a garantire.


Il paradigma ribaltato: se la cura viaggia via etere

La transizione verso un modello assistenziale differente è stata delineata da Serena Pignataro, medico dell’Annunziata e presidente di Generazione FP CGIL Cosenza. La sua analisi parte da un dato demografico ineludibile: la cronicità non si cura in ospedale.

«Dobbiamo portare la cura a casa del paziente, non il paziente in ospedale», ha spiegato Pignataro. In quest’ottica, la tecnologia cessa di essere un freddo algoritmo e diventa prossimità.

A dare un volto a questa rivoluzione silenziosa è stata Anna Forciniti, una delle prime cittadine di Longobucco a sperimentare i braccialetti per il telemonitoraggio cardiaco. Il suo racconto ha il ritmo di un thriller quotidiano: un picco improvviso a 140 battiti, il sensore rimosso per una doccia, il silenzio del segnale che fa scattare immediatamente l’allarme nella centrale operativa. «Mi hanno telefonato subito. Poi sono andata in ambulatorio, mi hanno fatto elettrocardiogramma e controlli. Era tutto a posto, ma per qualche ora è stato come essere ricoverata in ospedale, pur rimanendo a casa mia».


La voce dei sindaci: «La salute non si conquista con le barricate»

Il malessere, tuttavia, non risparmia i comuni limitrofi. Da Bocchigliero, il sindaco Alfonso Benevento ha pronunciato parole durissime sulla natura dei diritti costituzionali: «È umiliante dover protestare per ottenere ciò che la Costituzione garantisce. Una vita umana non è un algoritmo, e perdere tempo nella programmazione sanitaria significa condannare a morte i nostri paesi».

Ancora più cupo il quadro dipinto da Francesco Iacovino, vicesindaco di Campana, che ha ricordato con nostalgia l’epoca in cui il medico di condotta viveva nel borgo, rappresentando un punto di riferimento sociale prima ancora che clinico. Oggi, invece, regna il vuoto. «Se qualcuno si sente male a Campana, l’ambulanza impiega più di un’ora. Lo spopolamento e il deserto sanitario sono due facce della stessa medaglia».


Il progetto oltre lo scontro: Longobucco come laboratorio nazionale

A tirare le fila del discorso sindacale è stato Massimiliano Ianni, segretario generale della CGIL Cosenza, con una riflessione di sistema: «La sanità territoriale non è una concessione di serie B, è l’unico vero argine alle disuguaglianze. Quando il pubblico arretra, i cittadini rinunciano a curarsi o sono costretti a pagare. E dove non c’è salute, la gente fa le valigie e se ne va».

La replica – e l’impegno – sono arrivati nelle conclusioni di Vitaliano De Salazar, Commissario straordinario dell’ASP e Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. De Salazar ha rivendicato con orgoglio l’attenzione mediatica nazionale sul “caso Longobucco”, citando l’interesse espresso anche dalla stampa nazionale (con un reportage sul Venerdì di Repubblica).

Il manager ha annunciato l’estensione del modello: in arrivo altri 40 braccialetti per il telemonitoraggio, la consegna dei brevetti per l’uso dei defibrillatori a 80 volontari locali e l’allargamento della sperimentazione a tutta la Sila Greca.

«Questo è un tempo di emergenza nazionale per la sanità pubblica, mancano i medici ovunque», ha concluso De Salazar, lanciando un appello alla collaborazione istituzionale. «La telemedicina qui non è un lusso, è una necessità. Longobucco può diventare un laboratorio pilota per l’intera Italia interna. È finito il tempo delle barricate, ora serve il progetto. E noi ce la faremo, a patto di rimanere veri».

La sfida è aperta. Tra le vette della Sila, la scommessa non è solo quella di curare i corpi, ma di mantenere in vita un intero territorio.

Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità