Salute

La sanità accorcia le distanze: a Crotone i medici di famiglia entrano nelle Case di Comunità

Firmato lo storico accordo tra Asp e sindacati. Rivoluzione nell’assistenza territoriale: ambulatori aperti 12 ore al giorno, telemedicina e cure di prossimità per abbattere i viaggi della speranza.

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CROTONE – C’è un momento in cui la burocrazia si fa servizio, e i progetti su carta diventano cura. Per la sanità del Crotonese, quel momento è coinciso con una firma. Un’intesa attesa, a tratti insperata, che promette di ridisegnare la geografia dell’assistenza sanitaria in un territorio storicamente piegato da distanze geografiche e carenze strutturali.

Presso la sede della Direzione Generale del Granaio, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Crotone e i sindacati dei medici di medicina generale (Fimmg) hanno siglato il nuovo Accordo Integrativo Aziendale. Non si tratta di un semplice adempimento formale. È, piuttosto, il motore operativo che darà vita alle Case di Comunità finanziate dal PNRR, strutture già esistenti sul territorio ma finora rimaste parzialmente orfane della loro anima più importante: i medici di famiglia.

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Una rete h12 contro l’isolamento

La svolta è anzitutto temporale e logistica. Niente più corse verso i pronto soccorso intasati per ricette o visite non urgenti. Niente più lunghi e faticosi viaggi per chi abita nelle aree interne e periferiche. Nelle Case di Comunità la presenza dei medici di medicina generale sarà garantita dal lunedì al venerdì, dalle ore 8:00 alle ore 20:00. Dodici ore di copertura continua.

Un presidio solido. Ad affiancare i medici ci saranno infermieri, personale di segreteria e, soprattutto, la tecnologia. Cartelle cliniche condivise e strumenti di telemedicina permetteranno di connettere istantaneamente i presidi periferici con i centri specialistici.

“Diamo risposte certe e strutturate al bisogno di assistenza dei cittadini, valorizzando la medicina generale direttamente nei territori in piena sintonia con la riorganizzazione regionale promossa dal Presidente Roberto Occhiuto”, ha dichiarato con evidente soddisfazione il Direttore Generale dell’Asp, Antonio Graziano. Per il manager, si tratta di un modello assistenziale moderno: “La sanità che si muove in modo proattivo verso il paziente, costruendo una prossimità reale”.

Cosa cambia per i cittadini (e cosa resta escluso)

Ma cosa si potrà fare concretamente in queste strutture? L’obiettivo è la gestione della quotidianità e della prevenzione. I medici risponderanno ai bisogni non differibili della popolazione locale e dei turisti, gestendo codici minori, visite occasionali e diagnostica di primo livello.

La linea di demarcazione con l’emergenza resta tuttavia netta, quasi invalicabile. Dolori toracici, deficit neurologici acuti e traumi gravi rimangono di esclusiva pertinenza del Pronto Soccorso. Le Case di Comunità curano il territorio, non sostituiscono l’urgenza.

Prevenzione e incentivi: lo sguardo al futuro

L’accordo spinge lo sguardo oltre la gestione dell’acuzie. Tra le pieghe del documento spiccano progetti di “medicina d’iniziativa” dedicati alle demenze senili, con screening digitali precoci per intercettare la malattia prima che si manifesti nella sua forma più aggressiva. Spazio anche al monitoraggio a distanza dei pazienti ricoverati nelle RSA e a campagne attive per i sani stili di vita.

Un impianto ambizioso che ha trovato la sponda dei sindacati Fimmg, rappresentati dal Segretario Regionale Rosalbino Cerra e da quello Provinciale Piero Vasapollo, anche grazie a una remunerazione oraria definita “attrattiva” per i medici coinvolti, supportata da indennità aggiuntive legate ai fondi regionali.

Il tavolo tecnico per definire i turni e i passaggi operativi è già in corso di convocazione. La firma è posta, la strada è tracciata. Ora la parola passa ai fatti, con i primi camici bianchi pronti a varcare la soglia delle nuove Case di Comunità.

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